L’affresco, già tradotto in incisione nel XVIII secolo da vari maestri (cfr. Mussini 1996, pp. 136-140), era stato dipinto su una superficie sconnessa e nel tempo aveva subito interventi devozionali arbitrari e vistose ridipinture, con l’aggiunta nella zona superiore della tenda e di parte della testa della Vergine, che furono rimosse durante il restauro del 1948 (inv. 31; cfr. Viola 1998, pp. 18-19). L’acquarello del Toschi, particolarmente accurato nei piani cromatici, saturi e molto rosati, porta la data d’esordio dell’impresa, sebbene sia stato tradotto a bulino dallo stesso artista solo nell’estate del 1852 come XI dispensa dell’intero corpus dedicato ai Freschi di Correggio (cfr. Mavilla 1992b, n. 638, p. 134; Mussini 1996, p. 139, n. 171). La Medioli Masotti (1973) indicò l’esistenza presso la collezione Gandini Sassone di Milano di un altro studio preparatorio ad acquarello dell’artista, senza tuttavia produrne l’immagine. Copertini (1954a) giudicò Toschi più “ricreatore che interprete” di Correggio, ripensando come era l’affresco prima del restauro e colse nella traduzione “un gusto più corretto del disegno e della forma, un senso compositivo più classico… un modernismo pre-romantico francese, un po’ alla Gérard”.
Bibliografia
Martini 1873b, p. 10;
Ricci 1896, pp. 288-289;
Fiori 1935, p. 30;
Lombardi 1947, p. 19;
Copertini 1954a, pp. 142, 145;
Medioli Masotti 1973, pp. 73, 114, 128.Mostre
Parma 1947.Mariangela Giusto, in Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Settecento, Franco Maria Ricci, Milano, 2000.