La Galleria del Teatro. L’invenzione del Farnese

Nel 1618, il previsto viaggio di Cosimo de’ Medici a Milano sarebbe dovuto diventare occasione di una sosta a Parma perché Ranuccio Farnese potesse rinsaldare i rapporti con Firenze e accelerare le trattative matrimoniali tra il suo primogenito e una principessa Medici. Per impressionare il granduca, venne decisa la costruzione di un teatro ligneo nella sala d’armi della Pilotta, affidato al ferrarese Giovanni Battista Aleotti, detto l’Argenta, che aveva già progettato numerose strutture e macchine teatrali.

In seguito, l’Aleotti venne sostituito dal marchese Enzo Bentivoglio, coadiuvato da Pier Francesco Battistelli e dal conte Alfonso Pozzo, ideatore del programma iconografico, che portarono a compimento il progetto e diressero pittori e stuccatori provenienti da varie città d’Italia. Vi presero dunque parte maestranze parmigiane (con Sisto Badalocchio), piacentine, bolognesi, capeggiate da Lionello Spada, e cremonesi, con Giovanni Battista Trotti detto il Malosso.

La costruzione di una sala di spettacolo non fu una impresa ordinaria. La riscoperta del teatro antico, infatti, datava solo dei primi decenni del Cinquecento e aveva introdotto codici in netta rottura con le abitudini medioevali. Fu proprio nella reinvenzione del teatro, perciò, limitato nei secoli precedenti a rappresentazioni sacre nelle chiese o nelle piazze, che un nuovo modo di concepire i rapporti tra individuo e società, uomo e Dio, conobbe una delle forme più originali e caratteristiche dell’Europa moderna.

Crediti Fotografici
ph. Giovanni Hänninen

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