Venere e Cupido

Metà del XVII secolo

Descrizione

L’iscrizione sul verso della tavola assegnerebbe il dipinto a Paolo Fiammigo, ma il Quintavalle (1939, p. 155) riconoscendovi una grafia ottocentesca non accettò l’indicazione, preferendo una dicitura più generica: “Autore veneto del XVI secolo”.

In seguito la Ghidiglia Quintavalle proponeva un fiammingo del XVI secolo.

Il dipinto si presenta rimaneggiato, come dimostrano le vistose integrazioni dei margini superiore e inferiore. Per quanto riguarda l’iconografia, presenta generici legami con la produzione del Manierismo nordico dell’ultimo ’500 e primo ’600, mentre la pittura morbida e a tratti veloce unita alla tematica profana rimanderebbe all’ambiente veneto della metà del ’600, prossimo all’opera di Pietro Liberi. In particolare lievi somiglianze si riscontrano con i Putti con caprone dell’Accademia Tadini di Lovere.

Bibliografia
Martini 1875, p. 37;
Pigorini 1887, p. 40;
Ricci 1896, pp. 20-21;
Quintavalle A.O. 1939, p. 155;
Ghidiglia Quintavalle 1968b, p. 71;
Pietrogiovanna 1985-86, pp. 168-170.

Restauri
1967-68.

Mostre
Parma 1968.

Scheda di Maria Pietrogiovanna, tratta da Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Seicento, Franco Maria Ricci, Milano, 1999.

Informazioni tecniche

Data

Metà del XVII secolo

Tecnica

Olio su tavola

Dimensioni

cm 22 x 29

Provenienza

Dono del duca Carlo III di Borbone

Inventario

GN 421

Genere

Sezione espositiva