Nel dipinto parmense l’artista coglie la magia dell’attimo in cui il figlio di Tobia, assistito dall’angelo, si appresta a cospargere l’occhio del padre con il medicamento estratto dal pesce. La componente luministica concentrata sui volti amplifica l’atmosfera di trepidazione della scena. L’impianto piramidale, le sfumature del colore incentrato sul bruno dorato e la pittura piuttosto morbida suggeriscono alcuni confronti con opere di Jacob de Wet, per esempio la Circoncisione di Cristo di Budapest (Szépmüvészeti Múzeum) oppure Erode di una collezione privata di Basilea (cfr. Sumowski 1983, nn. 1832, 1834), questi dipinti condividono con il nostro anche alcune fisionomie dai tratti tondeggianti e i contorni sfumati.
Bibliografia
Martini 1875, p. 3;
Pigorini 1887, p. 4;
Ricci 1896, pp. 17-18;
Quintavalle A.O. 1939, p. 329.Restauri
1947-48.Scheda di Maria Pietrogiovanna, tratta da Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Seicento, Franco Maria Ricci, Milano, 1999.