Il pittore dopo una prima formazione Pavia e successivamente a Bologna, nel 1778 si trasferisce a Roma dove entra in contatto con alcune importanti personalità artistiche, tra cui Pompeo Batoni, Angelica Kaufmann e la cerchia dei pittori nordici influenzati dalla pittura visionaria e romantica di Füssli, ampliando i propri orizzonti culturali e aggiornando il proprio vocabolario stilistico. Forse per via della destinazione accademica, il giovane Giani, appena ventiseienne, raggiunge qui un risultato lontano dagli esiti neoclassici della sua produzione più tarda e la composizione sembra ancora ispirata a soluzioni desunte dalla pittura seicentesca. Il risultato è un’immagine di intensa drammaticità, in cui il contrasto tra la forte illuminazione del primo piano e le ombre cupe dello sfondo accentua l’enfasi teatrale della scena in cui Sansone, riverso su un lenzuolo candido si ribella al soldato filisteo che brutalmente lo contrasta minacciandolo con un pugnale, attorniati da una folla caotica e rumoreggiante. Dalila, lievemente in disparte, soddisfatta per il lavoro compiuto, appoggia le forbici; la bianca tunica e il suo aspetto tranquillo fanno da contrappunto alla movimentata scena centrale, richiamando su di lei l’attenzione dello spettatore.
Bibliografia
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