In effetti però esiste un’altra celebre versione del soggetto di San Gerolamo nello studio in veste di penitente dell’artista tedesco, datato 1521 e oggi a Lisbona. La nostra tavola, che sembra comunque di mano fiamminga entro la prima metà del ’500, appare come una derivazione intrecciata da entrambi questi modelli, e risulta particolarmente vicina dal punto di vista iconografico (come è stato notato dalla Collobi Ragghianti 1990) all’esemplare conservato in Palazzo Bianco a Genova (inv. 157) e attribuito dalla studiosa alla cerchia di Pieter Coeck van Alst. Non pare dunque possibile consentire neppure col giudizio espresso da Ricci in quanto l’opera appare caratterizzata da una stesura certo un po’ rigida ma ricca di cura ai dettagli grafici e luministici, dipinta in punta di pennello, e da una cromia accesa da colori brillanti e compatti tuttora ben conservati.
Scheda di Luisa Viola, tratta da Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Cinquecento, Franco Maria Ricci, Milano, 1998.