• Titolo: Riposo durante la fuga in Egitto
  • Autore: Anonimo emiliano
  • Data: XVI secolo
  • Tecnica: Olio su tela
  • Dimensioni: cm 162,5 x 123
  • Provenienza: Parma, collezione Sanvitale, 1834
  • Inventario: GN182
  • Genere: Pittura
  • Museo: Galleria Nazionale
  • Sezione espositiva: Deposito

Il dipinto è in discrete condizioni di conservazione; presenta segni di restauri, presumibilmente avvenuti in due momenti distinti; a un intervento più remoto dovrebbero risalire alcune piccole ridipinture, non molto accurate, sulla caviglia sinistra e sul mento del Bambino, come pure sull’oggetto che egli tiene nella mano destra; a un intervento più recente, operato forse nel 1960 (come farebbe pensare una foto d’archivio che reca tale data), si devono invece la rifoderatura del supporto e qualche ritocco in rigatino sul piede sinistro di Maria e lungo l’orizzonte sulla destra alle spalle di San Giuseppe.

Il primo catalogo della Galleria (1852) riferisce il dipinto ad autore incerto di scuola fiorentina, e ne registra l’acquisto avvenuto nel 1834 dalla collezione Sanvitale. L’opera risulta quindi esposta nel 1875, con attribuzione alla scuola di Federico Barocci (Martini 1875). Successivamente, il catalogo generale la declassa a “opera rozza di Scuola parmense del sec. XVI”, e Corrado Ricci (1896) la considera “lavoro mediocrissimo” di uno scolaro o imitatore del Correggio. Più recente è il riferimento proposto da Giovanni Godi (1980) al lombardo Aurelio Luini.

Nonostante il poco interesse e lo scarso apprezzamento generalmente dimostrati dalla critica, si tratta di un dipinto dalla qualità tecnica non trascurabile, la cui impostazione compositiva risente in primo luogo di formule correggesche sia nell’andamento diagonale della scena (si veda il Riposo degli Uffizi), sia nella corrispondenza gestuale che lega la Madonna al Bambino, sia nella posizione di quest’ultimo (si vedano la Madonna del latte di Budapest, la Madonna del san Sebastiano di Dresda, e soprattutto la Madonna della cesta di Londra), sia, infine, nella resa del paesaggio. Le figure sono improntate a una monumentalità di radice michelangiolesca, caratterizzata da forme di dilatazione plastica prive di particolari ricercatezze nella stilizzazione dei panneggi.

Secondo Eugenio Riccomini e Francesco Frangi, che lo scrivente ringrazia per avergli gentilmente comunicato il loro parere, il dipinto presenterebbe sotto questi aspetti una dominante riconducibile all’influsso esercitato da Pellegrino Tibaldi in area bolognese intorno al 1570, e recepito, ad esempio, da artisti quali il Nosadella, Bartolomeo Passarotti, Sabatini e Samacchini, a nessuno dei quali però l’opera appare direttamente riconducibile.

L’iconografia caratteristica del Riposo durante la fuga in Egitto è qui arricchita da alcuni particolari interessanti: il Bambino avvicina a sé un oggetto – ormai irriconoscibile a causa delle ridipinture – con la mano destra, mentre con l’altra porge alla madre un limone (o un cedro), simbolo normalmente associato a Gesù e a Maria, con una molteplicità di allusioni alla Chiesa, alla salvezza, alla castità e alla verginità. In questo, e in altri particolari significativi l’immagine mostra alcune attinenze, al momento solo genericamente rilevabili, con un disegno di Hans van Aachen agli Uffizi (inv. 8700/S), raffigurante la Sacra Famiglia con angeli (Gerszi 1971), tradotto poi in incisione da Aegidius Sadeler (Piccin 1992); la cronologia precisa del disegno, denso di elementi desunti dalla tradizione del Correggio e del Parmigianino, resta ancor oggi problematica, all’incirca fra il 1577 e il 1585, ma è comunque presumibile che le sue attinenze con il dipinto possano essere dovute a eventuali fonti comuni o circolate fra Roma e l’Emilia presso artisti fiamminghi, forse tramite Dionisio Calvaert.

Scheda di Vito Zani tratta da Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere Il Cinquecento, Franco Maria Ricci, Milano, 1998.