Il personaggio rappresentato è tradizionalmente riconosciuto come Pier Luigi Farnese (1503-1547), secondogenito dell’allora cardinale Alessandro Farnese, poi salito al soglio pontificio con il nome di Paolo III.

Condottiero valoroso, gonfaloniere della Chiesa, nel 1545 è nominato dal padre duca di Parma e Piacenza, territorio che Paolo III separa dallo Stato della Chiesa ad uso privato dei Farnese. Pier Luigi fissa la sede del ducato a Piacenza, ma la sua politica spregiudicata e ambiziosa provoca tra i feudatari locali una diffusa opposizione che, appoggiata dal governatore di Milano Ferrante Gonzaga, sfocia nell’uccisione del duca nel 1547.

Gli studiosi hanno sempre presunto che il ritratto sia postumo e strettamente collegato a questo fatto: hanno letto nell’interno raffigurato una sala del castello di Piacenza, e nella finestra strombata, che compare sullo sfondo, un’allusione al gesto di sfida dei congiurati, che lanciarono il corpo del duca nel fossato.

In questa chiave è stata interpretata la scultura di Ercole che uccide l’Idra raffigurata alle spalle del Farnese e significativa della lotta del duca contro i feudatari.

Il quadro del Bedoli era conservato originariamente nel Palazzo del Giardino di Parma, nella sesta camera dei ritratti, come risulta dall’inventario del 1680: “Un quadro alto braccia due, oncie cinque, e meza, largo braccia uno, oncie undeci. Rittrato di cavagliere con croce rossa sul petto, la sinistra alla spada, la destra ad un pugnale con li guanti, poggia sopra una tavola di pietra sopra alla quale un Ercole di chiaro, e scuro, di Girolamo Mazzola n. 127”. In considerazione del fatto che l’iconografia del duca è ampiamente testimoniata negli inventari farnesiani, risulta piuttosto singolare che in questo caso il personaggio effigiato non sia riconosciuto. Inoltre fra gli elementi che consentono l’identificazione del dipinto vi è anche la piccola Croce rossa, in forma di spada e con le estremità gigliate, che appare sul petto del cavaliere, sottolineando la sua appartenenza all’Ordine di San Giacomo di Compostela.

Fra i ritratti di Pier Luigi, spesso caratterizzato nel suo ruolo di gonfaloniere della Chiesa – come nel ritratto di Tiziano conservato a Capodimonte – questo sembra essere l’unico in cui il duca ostenta l’Ordine di San Giacomo sulla spada.

La tela, ancora a Parma nel 1708 (inv. 88), è successivamente trasferita a Napoli in seguito alle spoliazioni borboniche. Quando viene restituita nel 1943, Quintavalle non la ritiene opera originale del Bedoli, ma una copia, tesi generalmente accolta dagli studiosi, eccetto la Milstein, che pone un margine di dubbio a causa delle cattive condizioni del dipinto. Sembra infatti difficile ricondurre alla mano di un copista la raffinatezza pittorica, estremamente misurata, e fatta di piccole pennellate giustapposte in modo quasi impercettibile, che caratterizza sia la figura, sia la resa dei dettagli della croce gemmata e dell’elsa dorata della spada e del pugnale.

Le soluzioni stilistiche adottate dal Bedoli richiamano, più che le grandi pale d’altare, caratterizzate da una materia pittorica brillante, i ritratti del giovane Alessandro Farnese e della piccola Anna Eleonora, con cui pare possa condividere lo spessore e l’eleganza formale.

Iscrizioni: sul telaio in basso a destra a pennello, n. 508

Scheda di Nicoletta Moretti tratta da Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere Il Cinquecento, Franco Maria Ricci, Milano, 1998.
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