Le variazioni, insieme a quelle ovvie dello stile, sono essenzialmente di costume: nella nostra tela infatti i gioielli diventano più abbondanti e vistosi e sono perlopiù perle (diversamente dall’originale dove una sola perla è allusivamente esibita dalla dama), mentre l’abito, pur mantenendo la stessa foggia, diventa più “modesto” nella qualità del tessuto. In questa direzione sembra pertinente una datazione al tardo ’600, e forse a un ambito parmense, considerando la permanenza del testo tizianesco a Parma dal 1680 al 1734, prima presso il Palazzo del Giardino, poi nella Galleria Ducale al Palazzo della Pilotta.
Scheda di Luisa Viola, tratta da Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Cinquecento, Franco Maria Ricci, Milano, 1998.