Figlia di Odoardo Farnese e di Dorotea Sofia di Neoburgo, Elisabetta (1692-1766) nasce a Parma un anno prima della morte del padre, e la madre, sposatasi in seconde nozze con il cognato Francesco, rivolge a lei tutte le sue attenzioni.

Nel 1714, grazie alle abili manovre del cardinale Alberoni, Elisabetta sposa il re di Spagna Filippo V. Il matrimonio, celebrato a Parma per procura, è occasione di festeggiamenti solenni, ampiamente documentati nei dipinti dello Spolverini. Donna intelligente, attiva e intrigante svolge un ruolo politicamente importante alla corte spagnola e decisivo nella successione del ducato dai Farnese ai Borbone.

Nel ritratto Elisabetta, effigiata in piedi a trequarti di figura, compare come regina di Spagna, le spalle coperte da un sontuoso manto di velluto azzurro foderato di ermellino e la corona reale posata sul tavolo di fianco. Sotto il manto compare lo sfarzoso abito in broccato di seta ricamato in oro, con il corpetto a punta, che si allarga delicatamente nel volume della sottana e le maniche rifinite da morbidi bordi sovrapposti.

Il volto, graziosamente incorniciato dall’acconciatura vaporosa e privo dei segni che il vaiolo aveva probabilmente lasciato, mostra tutta la nobiltà del personaggio, mentre il sorriso appena accennato sembra alludere alla sua benevolenza.

Il dipinto potrebbe esser stato eseguito immediatamente dopo le nozze e le molteplici repliche esistenti nelle residenze di Parma e Piacenza, oltre a quella conservata al Prado (inv. 2439), testimonierebbero l’importanza dell’immagine nell’ambito della corte e dell’aristocrazia ducale. L’esemplare presso il Collegio Alberoni di Piacenza sembra essere l’unico corredato di una minima documentazione, che consentirebbe di circoscrivere approssimativamente la cronologia.

Il ritratto di Piacenza sarebbe stato commissionato nel 1715 da Madrid al Mulinaretto, residente alla corte di Parma, e forse donato dalla stessa Elisabetta al cardinale Alberoni, che, lasciando la Spagna, lo avrebbe portato con sé (Arisi 1991). In ambito piacentino altre repliche si trovano nel castello di Grazzano e nel Palazzo Borromeo, mentre nella rocca Sanvitale di Fontanellato è esposta una versione attribuita allo Spolverini.

Quest’ultima sembra tuttavia più raffinata e vivace della nostra, per la resa pittorica e la definizione della figura. L’importanza del prototipo di questo ritratto sembra confermata dall’esistenza di un’incisione del 1718 di Giovanni Battista de Sintes su disegno di Ilario Spolverini, in cui l’immagine di Elisabetta Farnese appare entro uno scudo sostenuto dalle figure allegoriche del Tempo e della Fama.

Scheda di  Nicoletta Moretti da Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere Il Cinquecento, Franco Maria Ricci, Milano, 1998.