Dopo essere passata dalla collezione Sanvitale a Sala Baganza nella raccolta di Barbara Sanseverino a Parma, la tela risulta fra le opere confiscate (1612) dai Farnese ai Sanseverino.

Viene così ricordata nell’inventario (1680) del Palazzo del Giardino di Parma: “Un quadro alto br. 2 on. 3, largo b. 1 on. 9. Ritratto di una puttina in piedi, con fiore alla mano destra, avanti uno specchio nel quale si vede la parte di dietro, un cane appresso che gli piglia l’estremità della veste presso una figurina chiaro e scuro che finge metallo, con l’iscrizione ‘Anna Eleonora Sanvitali MDLXII, An. 4 di sua vita, vuolsi dire età, di Girolamo Mazzola’ ” (Campori 1870).

L’effigiata, figlia di Gilberto IV Sanvitale e della sua prima moglie Lina da Barbiano, è ritratta all’età di quattro anni – come è scritto sulla tavoletta – andata poi sposa giovanissima al conte Giulio di Thiene, fu molto apprezzata nell’ambiente letterario alla corte estense di Ferrara. La tela (citata nella Descrizione per alfabeto… 1725, al n. 52), inviata a Napoli nel 1734, assieme ad altri dipinti farnesiani, solo nel 1943 è stata restituita dalla Reggia di Caserta dove si trovava. La datazione può essere fissata con certezza al 1562, in quanto le tonalità dell’opera, fra le più sofisticate ed emblematiche del Bedoli, ricordano quelle dell’Ultima cena (Parma, refettorio del convento di San Giovanni Evangelista), eseguita nello stesso momento.

Iscrizione: in basso a destra, ANNA ELEONORA/SANVITALI/DEL MDLXII/LANNO IIII/DE LA SVA ETATE

Scheda di Mario Di Giampaolo tratta da Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere Il Cinquecento, Franco Maria Ricci, Milano, 1998.
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