Il giovane, con capelli mossi, baffi e pizzetto, tiene accostata col braccio sinistro ammantellato la spada al corpo e ha in mano – secondo il catalogo Martini – un cappello piumato oggi poco distinguibile. Alla sua destra lo spigolo di un piano di tavola su cui posa uno specchio dà profondità alla stanza in modo semplice ma efficace.
Nel 1896 Ricci propone di identificare il personaggio in Fortuniano Sanvitale (1565-1627), figlio naturale del conte di Sala Gilberto, paggio alla corte di Alfonso II a Ferrara, pittore e letterato amico di Giovambattista Marino, e dice di basarsi sul confronto con una “vecchia copia che si trova nel castello di Fontanellato” di cui oggi però non rimane traccia. Comunque, l’indicazione viene riportata anche dall’accurato biografo di Fortuniano Pietro Bonardi, che azzarda l’ipotesi di un autoritratto giovanile. Ma l’esame di questa figura, al massimo trenta-trentacinquenne, con un abito il cui collare a merli allargato sulle spalle, subentrato alla lattuga, non è documentato prima del 1612 (e solo in ritratti infantili, più semplici), ci deve far concludere che difficilmente si tratta del Sanvitale, all’epoca quasi cinquantenne.
Bibliografia
Martini 1872, p. 78;
Pigorini 1887, p. 33;
Ricci 1896, pp. 228-229;
Sorrentino 1931a, p. 29 (con numero errato 311);
Bonardi 1975, p. 308.Scheda di Silvia Meloni Trkulja, tratta da Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Seicento, Franco Maria Ricci, Milano, 1999.