Come spesso accade, forse sono proprio le dimensioni ridotte a propiziare un fare più libero, una pennellata più immediata e sintetica, per esempio nel trattamento dei verdi, nella resa degli intonaci macchiati e scoloriti, nel puzzle cromatico delle case abbarbicate intorno al campanile, pur se l’inquadratura permane attentamente calibrata nella studiata simmetria, nell’andamento diagonale suggestivamente rovesciato rispetto alla linea d’ombra, nel succedersi spaziale delle quinte a scalare verso il fondo del colle brullo. Sembra piuttosto ragionevole identificare questo lavoro entro il gruppo degli studi variati, genericamente indicati e non precisamente descritti nei soggetti, offerti dall’artista a conclusione del suo soggiorno romano (Mavilla 1998), anche per testimoniare la propria gratitudine al corpo accademico che gli aveva consentito di prolungarlo fino a tutto il 1852 permettendogli di fruire di un terzo della somma del Gran premio del 1851 che non era stato assegnato.
Bibliografia
Ricci 1896, p. 366;
Mavilla 1998, p. 96;
Lasagni 1999, vol. III, p. 363.Restauri
1998 (Melloni e Zamboni).Mostre
Parma 1913;
Firenze 1931;
Parma 1998.Luisa Viola, in Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Settecento, Franco Maria Ricci, Milano, 2000.