La Lottici Tessadri avanza la suggestiva ipotesi che si tratti invece della rappresentazione del Paradiso, in quanto i serafini di solito sono raffigurati attorno al trono di Dio e l’angelo recante la corona potrebbe essere uno dei troni, quelle figure angeliche che sono in perpetua adorazione divina e ne sostengono il trono.
Sulla parete opposta, inoltre, negli stessi anni veniva dipinta una Incoronazione della Vergine (scheda n. 28), quindi non parrebbe logico, dal punto di vista del programma iconografico, rappresentare due soggetti identici l’uno di fronte all’altro sul presbiterio.
La delicatezza dei tratti fisionomici può essere ricondotta alle maestranze reggiane, così come il preziosismo delle aureole caratterizzate da file concentriche di piccoli fiori a sei petali o da foglie ovali verticali e orizzontali.
L’affresco, attribuibile agli stessi maestri della Penitenza e dell’Inferno, esibisce fisionomie identiche a quelle della Vergine di San Giovanni in Canale di Piacenza, a quelle del gruppo delle pie donne della Crocifissione Kisters di Zurigo, e alle Marie della Crocifissione del trittico-reliquiario della Pinacoteca di Brera, firmato da Bartolomeo e Jacopino.
Scheda di Antonella Gigli, tratta da Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Dall’Antico al Cinquecento, Franco Maria Ricci, Milano, 1997.