A Quintavalle (1939, p. 298) si deve invece la più mirata circoscrizione dell’attribuzione a Pier Francesco Mola, tenuto comunque conto che l’artista, secondo le fonti, soggiornò in effetti anche a Bologna sulla via del ritorno dal territorio milanese a Roma (Passeri 1934, pp. 367-372), in un ambito cronologico ancora incerto (Laureati 1988, p. 818)
L’accostamento del dipinto all’artista pare a un primo esame condivisibile nell’analisi stilistica del fogliame che, come quinta teatrale, si schiude sul paesaggio, ricordando una versione del San Gerolamo nel deserto (Genty 1986, pp. 14-15); l’ammasso roccioso sullo sfondo pare una citazione diretta da opere come il Paesaggio con monaco che legge (Genty 1986, pp. 20-21 e 27), dove è parimenti rilevabile un’affinità pittorica nella conduzione del panneggio della veste del frate. Tuttavia, la materia più sfatta, la pennellata più liquida e nel contempo sintetica inducono a riconsiderare l’attribuzione al Mola tout court in favore piuttosto di un anonimo seguace o imitatore.
Bibliografia
Inventario… 1874;
Ricci 1896, p. 368;
Quintavalle A.O. 1939, p. 298;
Ghidiglia Quintavalle 1968b, p. 83.Restauri
1956-57;
1968.Mostre
Parma 1968.Scheda di Alessandra Toncini Cabella, tratta da Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Seicento, Franco Maria Ricci, Milano, 1999.