Il veneto propone l’affare al collega, il Toschi lo favorisce, Maria Luigia dà la sua approvazione nel 1829. La permuta avviene sulla base dell’identificazione della carta con un esemplare antico (forse bozzetto per la cappella Ovetari nella chiesa degli Eremitani in Padova) posseduto da Michele Contarini, poi disperso fino all’800, quindi pervenuto al Cicognara (la ricostruzione risulta oltremodo fantasiosa, ed è riportata da Martini 1872). È Ricci a riconoscerla come copia, sia pure “fina, antica e preziosa”, seguito in ciò da Quintavalle che la considera “ottima copia cinquecentesca”. L’esame ravvicinato e la considerazione di una tecnica sostanzialmente estranea alla prassi cinquecentesca non ci esimono dal sospetto di un bluff da parte del Cicognara, figlio di un’epoca caratterizzata da un collezionismo quantomeno avventuroso.
Scheda di Luisa Viola, tratta da Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Cinquecento, Franco Maria Ricci, Milano, 1998.