• Titolo: Marina con cielo nebbioso
  • Autore: Gregorio Fidanza
  • Data: 1791
  • Tecnica: Olio su tela
  • Dimensioni: cm 72 x 98
  • Provenienza: Parma, Accademia di Belle Arti; in deposito al Ministero degli Affari Esteri a Roma
  • Inventario: Inv. 234
  • Genere: Pittura
  • Museo: Galleria Nazionale
  • Sezione espositiva: Deposito

Il dipinto venne donato dall’artista all’Accademia parmense per la sua nomina ad Accademico d’onore, riconoscimento conferitogli nella seduta del 2 maggio del 1791 e comunicatogli nel luglio dello stesso anno (Atti… 1791), e rimase nei locali del R. Collegio accademico fino al riordinamento delle sale espositive.

Nell’Inventario del 1852 è registrato fra i beni della Pinacoteca con il numero 224 e anche nel catalogo del Martini (1872) lo si trovava inspiegabilmente con il diverso nome del pittore, scambiato in Giorgio, esposto a fianco di altre sue due tele (inv. 232 e 233; cfr. scheda n. 823), con una diversa numerazione (244); dal 1874 il quadro è comunque registrato nell’Inventario generale con l’attuale numero di riconoscimento.
Dal 1938 il dipinto, insieme alle altre due tele del Fidanza di proprietà della Galleria Nazionale, su disposizione dell’allora Ministero della Educazione Nazionale, è stato concesso in deposito al Ministero degli Affari Esteri a Roma, dove tuttora è custodito negli uffici alla Farnesina.

La biografia di Gregorio Fidanza, pittore paesaggista è stata in passato spesso confusa e non distinta da quella dei fratelli Francesco, il più noto, e Giuseppe, anch’essi pittori, autori di vedute e marine, sullo stile dei maestri francesi Adrien Manglard, Joseph Vernet e Charles Lacroix, protagonisti verso la metà del XVIII secolo a Roma e a Parigi della pittura di paesaggio, che buona parte degli storici indicano direttamente o indirettamente come maestri dei Fidanza.
La prima formazione di Gregorio avvenne comunque a Roma presso la bottega del padre Filippo, anch’egli pittore, allievo del Benefial; coltivò l’interesse per la pittura di paesaggio sui modelli delle opere di Claude Lorrain, Salvator Rosa e di Gaspard Dughet, tanto da imitarne alla perfezione la tecnica ed esserne quasi accusato di plagio. Alcuni biografi ritengono abbia studiato anche a Parigi, ma la notizia non trova riscontro nei documenti, come ha potuto precisare Daria Borghese, e forse si riferisce solo ai fratelli (1997, pp. 402-405). Anzi, Gregorio dal 1787 al 1809 lavorò quasi esclusivamente a Roma, dove visse con la moglie, due figli e la sorella, e anche un suo soggiorno a Varsavia presso la Corte polacca, che collezionò varie sue tele, presumibilmente non si realizzò. Il tramite con la Polonia dovette essere Marcello Bacciarelli, pittore del re, amico del padre di Gregorio, con il quale condivise la formazione presso il Benefial, che durante un suo ritorno a Roma nel 1787 ebbe l’opportunità di apprezzare le opere del giovane paesaggista e di consigliargli l’invio di varie vedute a Varsavia, dove ancora oggi sono conservate (Borghese 1997, p. 404).

Nel 1790 fu ammesso nel ruolo di pittore paesaggista all’Accademia Clementina di Bologna, ma continuò a operare a Roma dove acquisì consensi da parte di vari artisti e viaggiatori stranieri, specie inglesi come il duca di Bedford, che gli commissionò molte tele. Solo nel 1813 verrà ammesso all’Accademia di San Luca e J.M.W. Turner nel 1819, in occasione del primo soggiorno a Roma, avendo apprezzato le sue opere, lo incluse nell’elenco dei maggior paesaggisti a lui noti (Monteverdi 1975, p. 151).
L’opera che presentò a Parma nel 1791 dimostra effettivamente quanto la sua pittura fosse a quella data già ben organizzata e matura, porgendo attenzione per lo più a soggetti che imitassero effetti meteorologici. Questa Marina con cielo nebbioso è una veduta di grande atmosfera, dove gli elementi naturali dialogano con forte lirismo, dando forma ad un paesaggio presumibilmente immaginario, composto da vaghe architetture confuse tra alte montagne rocciose a picco sul mare, dove evanescenti velieri si muovono all’orizzonte, velato da una intensa luce nebbiosa. È una natura avvolgente che trasmette quiete, lasciando in controluce, per aumentare l’effetto di profondità prospettica, solo le cose in primo piano, compresi i tre personaggi intenti a pescare.

L’operato del Fidanza, di gusto “moderno” e così vicino alla cultura romantica, come era logico in una città sensibile ai fenomeni artistici, trovò a Parma molti consensi, non solo fra i giovani della Scuola di paesaggio dell’Accademia, ma anche nel collezionismo privato, in quanto rileggendo inventari di noti personaggi vissuti sul finire del XVIII secolo, si ritrovano varie sue tele. Significativo ci appare anche il ricordo lasciatoci dal nobile cileno Cruz y Bahamonde che, durante il suo viaggio a Parma nel 1797, ricorda di aver ammirato nell’Accademia tra “… molti bei quadri di Ferrari, Schedoni, Batoni” anche Fidanza (Cusatelli – Razzetti 1990, p. 163), testimoniando il successo, indubbiamente anche oltre i confini nazionali, che l’artista dovette avere fra i contemporanei. (M.G.)

Bibliografia
Inventario… 1805-1806;
Inventario… 1852, n. 224;
Inventario… 1870, Martini 1872, p. 68;
Bozza… 1874;
Martini 1875, p. 20;
Pigorini 1887, p. 27;
Ricci 1896, p. 370;
Bénézit 1955, p. 743;
Salerno 1991, p. 297;
Borghese 1997, p. 404