Dipinto nel 1628, viene citato per il relativo pagamento in un documento (De Grazia 1991a) assieme al suo autore: “Maestro Alessandro”. Per De Grazia il “maestro” menzionato potrebbe essere identificato “forse” con Alessandro Tiarini, che nel 1627 aveva affrescato in Sant’Alessandro, chiamato a Parma dalla badessa Margherita Farnese, sorella del duca Ranuccio, e che dipinse proprio nel 1628 nel Palazzo del Giardino la Sala “di Erminia” (Ghidiglia Quintavalle 1962a; Fornari Schianchi 1991b). Si deve a Cirillo un più convincente orientamento, basato innanzi tutto sull’analisi stilistica delle varianti di questo gonfalone rispetto al prototipo del Bertoja. In special modo per lo studioso la parte alta del dipinto, oltre che il volto della Vergine, denota i modi attardati e leziosi di Alessandro Bernabei, ben distanti dalla espressività spesso contrastata e drammatica che Tiarini sa così magistralmente mettere in scena. Inoltre, essendo Alessandro Bernabei pittore parmigiano, e ben conosciuto – osserva Cirillo – nel documento citato viene chiamato familiarmente solo “Maestro Alessandro” (com. or.).
Scheda di Eleonora Frattarolo, tratta da Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Cinquecento, Franco Maria Ricci, Milano, 1998.