Madonna col Bambino e sant’Antonio

Secolo XVII

Descrizione

“Ignoto parmense del secolo XVII. Madonna col Bambino e S. Antonio… proviene dall’antico macello ed è stato donato dal marchese Giacomo Corradini.” Questa è l’unica scarna notizia che si desume dall’Inventario generale della Galleria.

Nelle note manoscritte raccolte dallo Scarabelli Zunti a proposito del macello egli diceva che l’antico edificio innalzato nel ’500 per volere di Pier Luigi Farnese era stato “ampliato e ridotto alla forma presente nel 1780 sotto la direzione dell’architetto Giambattista Ferrari parmigiano, e si vide aperto il giorno 17 settembre del 1781. …Antonio Olivieri dipinse all’interno i due buoi sulle porte d’ingresso e per l’arte dei macellai condusse il gran quadro a olio che sta nell’uffizio della macellazione…”.

Tale indicazione trova conferma in una tavola riproducente l’interno del Macello presente nella raccolta di disegni del conte Alessandro Sanseverini (XVIII-XIX secolo, vol. 16a-n, pubblicato nel catalogo della mostra L’ossessione della memoria, Parma 1997, p. 302). Da quest’immagine risulta chiaro che il dipinto aveva dimensioni più ampie ed era rettangolare. Esso infatti venne distaccato e asportato dal restauratore modenese Bigoni, lo stesso che interveniva sui dipinti di Correggio, nel 1898 dopo la soppressione del vecchio Macello e fortunatamente portato nei locali della Pinacoteca (Pelicelli 1913, pp. 83-84). Probabilmente in quello stesso momento venne anche tagliato e ridotto a dimensioni inferiori. Attualmente il pannello si presenta con una forma tonda, benché un pesante strato di intonaco che ricopre i quattro spigoli angolari impedisca una sua più opportuna visione.

Nonostante l’incompletezza del dipinto e i pesanti annerimenti, particolarmente sostenuti nelle zone ombreggiate, non sembra tuttavia sostenibile l’indicazione fornita dallo Scarabelli Zunti, relativamente all’autore, del quale riporta anche il nome: Antonio Olivieri. Nato a Parma nel 1749 e morto nel 1811, l’Olivieri era stato allievo di Giuseppe Baldrighi, nel 1770 aveva vinto un premio all’Accademia di Belle Arti di Parma per il quadro Giuramento di Annibale e aveva in effetti dipinto due immagini di buoi sopra le porte d’ingresso del Macello distrutte dopo il 1898, ma ancora visibili nel manoscritto del conte Sanseverini (tavv. 16a, 16e e 16f in L’ossessione… 1997, pp. 302-303).

Le caratteristiche di queste due figure sembrano, tuttavia, alquanto diverse rispetto al quadro con la Vergine e il Bambino sicuramente opera di un pittore che esprime una cultura tardoseicentesca. Una nota in questo senso pare cogliersi tanto nell’impostazione della figura di Maria con il capo reclinato all’indietro e lo sguardo rivolto verso l’alto quanto nel tentativo di rendere un certo leggero dinamismo nel panneggio. Anche l’impostazione iconografica e l’uso di forti cromatismi ottenuti con spesse pennellate dense di colore inducono a pensare a un artista ancora memore della tradizione emiliana, ma aperto, seppur con inevitabili imprecisioni formali e tecniche, a suggestioni di matrice lombarda. In questo senso e probabilmente per soddisfare gli intenti votivi dell’Arte dei Beccai, il pittore sembra voler sottolineare quel carattere un po’ giocoso e popolaresco particolarmente evidente nell’espressione dei volti di Maria e di Gesù accentuato anche dall’uso di forti tonalità cromatiche.

Bibliografia
Scarabelli  Zunti fine del XIX secolo, Materiale…, c. 9r;
Pelicelli 1913, pp. 83-84;
Gonizzi 1995, pp. 134-136;
L’ossessione… 1997, pp. 302-303.

Scheda di Cristina Quagliotti, tratta da Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Seicento, Franco Maria Ricci, Milano, 1999.

Informazioni tecniche

Data

Secolo XVII

Tecnica

Olio su muro

Dimensioni

Ø cm 160

Provenienza

Parma, ex Macello; dono del marchese Giacomo Corradini

Inventario

GN 1116

Genere

Sezione espositiva