Madonna col Bambino

Prima metà del XVI secolo

Descrizione

Il dipinto è mancante visibilmente delle parti marginali, quasi fosse stato ridotto e inserito nella cornice cinquecentesca dorata a foglia; anche per questo non si riesce a identificare la figura sulla destra, con la mano appoggiata al pomolo dello schienale del tronetto ed è scomparso il paesaggio di fondo, di cui è rimasto un chiarore. In effetti la tavola risulta segata nelle parti laterali e inferiori ed evidenzia profonde e diffuse tarlature, che fanno presumere precedenti parti marginali devastate e irrecuperabili.

La dolcezza del volto della Madonna e l’avvolgimento atmosferico del corpo del Bambino denotano una sicura assimilazione del procedimento leonardesco; anche il fondo delimitato dal drappo scuro e da una collina in lieve luminosità riconducono alla straordinaria influenza di Leonardo sulla cultura milanese.

Ricci liquida in una riga l’opera “già attribuita a Francesco Melzi, di cui non è sicuramente”. Quintavalle invece riporta la firma “Franc. Melzi M.F.A. 1499”, sfuggita al Ricci; l’attribuzione era riportata negli antichi inventari. In effetti nell’inventario corrente si osserva: “Nel vecchio inventario è attribuita a Melzi Francesco, è invece proprio sua, porta la firma e la data 1499”. Se così fosse verrebbe anticipata di almeno quindici anni la data di nascita del Melzi (1493-1570), che però sarebbe morto quasi centenario, ipotesi mai avanzata. Inoltre la data non concorda nemmeno con il percorso del giovane pittore, che conobbe Leonardo verso il 1507 e che non lo abbandonò più, diventando poi suo erede universale. Infine mancano ricerche arboree e naturalistiche, riprese dagli studi scientifici del maestro, che caratterizzano i pochi dipinti attribuitigli e la cui assenza fa dubitare persino dell’autenticità della firma dell’unico dipinto del 1525 riferitogli. A un esame diretto la scritta è posta su una striscia chiara in alto a sinistra, che non ha nessuna funzione nel contesto, con un’ulteriore ridipintura; la data è di scrittura incerta e quindi tutta la scritta sembra un’annotazione apocrifa.

Il tipo fisionomico della Madonna e la trasparenza delicata dei veli avvicinano questo dipinto alla Madonna col Bambino e l’agnello di Cesare da Sesto del Poldi Pezzoli e anche a una sensibilità di un pittore lombardo irresistibilmente attratto da un Leonardo da poco scoperto. La data dunque non aiuta, anzi allontana dagli anni di effettiva esecuzione e potrebbe essere apocrifa, come anche la firma che ha condizionato l’attribuzione. Il dipinto ha molto sofferto, anche perché numerose sono le ridipinture a tratteggio nel Bambino, nei capelli e nelle mani della Madonna; il velo trasparente in primo piano è invece integro.

Scheda di Stefano Pronti, tratta da Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Cinquecento, Franco Maria Ricci, Milano, 1998.

Informazioni tecniche

Data

Prima metà del XVI secolo

Tecnica

Olio su tavola

Dimensioni

cm 38 x 32

Provenienza

Parma, collezione Sanvitale

Inventario

GN 419

Genere

Sezione espositiva