Secondo la Ghidiglia Quintavalle l’opera, del quarto o quinto decennio del ’300, sembra ancora legata alla tradizione bizantina e a forme duecentesche nella sua stilizzata immobilità.
La Lottici Tessadri vi ravvisa legami con una Madonna col Bambino nella chiesa di San Francesco di Reggio Emilia, datata 1356, nella staticità della figura e nei tratti somatici fortemente delineati.
La tenera annotazione naturalistica del gesto del Bambino, nonché la struttura pesante del corpo e del collo, corto e tozzo, sembrano tradurre in maniera superficiale e modesta modelli assai più importanti e complessi, quali ad esempio quelli del Maestro del Coro di Sant’Agostino di Rimini.
Scheda di Antonella Gigli, tratta da Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Dall’Antico al Cinquecento, Franco Maria Ricci, Milano, 1997.