Ricci (1896) e Quintavalle (1939) lo attribuiscono con certezza ad Anselmi, ma la Ghidiglia Quintavalle chiarisce definitivamente che si tratta di una fedele, anonima replica cinquecentesca di un’opera del maestro senese passata in diverse collezioni inglesi e quindi approdata a Milano in una non identificata collezione privata.
La stessa Ghidiglia Quintavalle data l’originale attorno al 1527-1532, rilevandovi la stessa equilibrata commistione tra forme correggesche e senesi ravvisabile nella coeva Madonna di santo Stefano oggi al Louvre.
Scheda di Patrizia Sivieri, tratta da Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Cinquecento, Franco Maria Ricci, Milano, 1998.