L’indicazione, mantenuta inalterata, viene riportata nei successivi inventari e cataloghi della Galleria dal Martini, dal Pigorini e dal Ricci. Quest’ultimo, individuata la scritta L.B sul retro, ritiene possa trattarsi di un’eventuale sigla dell’artefice. Dalla ricerca attuale, però, non è stato possibile identificare in queste iniziali il nome dell’ipotetico esecutore che pertanto rimane ignoto.
L’autore, piuttosto rapido nell’esecuzione pittorica, sembra potersi accostare a quei numerosi traduttori tardosettecenteschi di scene paesaggistiche affascinati dal gusto per il “pittoresco”, o meglio per il “pittorico” dell’immagine paesistica, che in Italia comincia ad affermarsi con le innovative, ma del tutto soggettive, interpretazioni del mondo naturale proposte da Salvator Rosa, e che qui si individuano nella tipologia compositiva proposta: dagli speroni rocciosi a cornice del corso d’acqua che si incunea nello sfondo, fino ai tronchi nodosi ricoperti da un’incolta vegetazione. Più debole appare la scelta cromatica tutta giocata su diafane tonalità, che recano i segni di un considerevole ingiallimento.
Bibliografia
Inventario… 1874, n. 275;
Martini 1875, p. 23;
Pigorini 1887, p. 30;
Ricci 1896, p. 360.Maria Cristina Quagliotti, in Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Settecento, Franco Maria Ricci, Milano, 2000.