A quella data, a dire il vero, del dipinto si erano anche perse le tracce: da tempo non più esposto – lo era stato almeno fino al 1887 (Pigorini 1887) – esso era entrato a far parte di quel nucleo di opere, identificato solo in seguito, che negl’Anni venti l’allora soprintendente Laudadeo Testi aveva inviato in deposito al Comune di Piacenza allo scopo di arredare alcuni uffici del Municipio (documentazione presso Archivio Soprintendenza BAS di Parma e Piacenza). I dipinti confluirono poi, non senza dispersioni, nel Museo Civico piacentino e furono pubblicati dall’Arisi nel catalogo del 1960: la copia del La Bella di Tiziano vi è riportata come opera anonima dell’inizio del XIX secolo (Arisi 1960).
Il dipinto, rientrato a Parma nel 1985, si rivela copia assai più debole di quella dell’Ippolito de’ Medici: “miglior esattezza nel disegno” avrebbe preteso il collegio accademico che tuttavia, pienamente soddisfatto dell’altra, approvò l’opera, “lieto di riconoscere profitto nell’Alunno”.
Bibliografia
Atti… 1857-1863, vol. VII, 16 ottobre 1860;
Martini 1872a, p. 103;
Inventario… 1874;
Martini 1875, p. 44;
Pigorini 1887, p. 22;
Inventario… 1938;
Arisi 1960, p. 336, n. 539;
Mecenatismo… 1974, p. 74.Restauri
1989 (Lab. degli Angeli).Rossella Cattani, in Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Settecento, Franco Maria Ricci, Milano, 2000.