La Ghidiglia Quintavalle ipotizza che l’autore sia lo stesso maestro bolognese della fine del ’300, autore dell’affresco della Penitenza, mentre il Gibbs lo ritiene opera di un atelier di artisti modenesi influenzati dall’arte di Tomaso da Modena.
La Lottici Tessadri, che lo legge – come già osservato – in diretta relazione con gli episodi dell’allegoria della Penitenza e del Paradiso (schede nn. 25 e 27), lo ascrive in maniera convincente al catalogo delle opere di Bartolomeo e Jacopino da Reggio, in quanto i particolari stilistici rimandano alle opere dei maestri reggiani.
I demoni espressionistici e quasi caricaturali sono pressoché identici a quelli dell’affresco posto sopra la porta della sacrestia nella chiesa di San Francesco di Piacenza, a cui l’opera pare legata anche per le assonanze fisionomiche dei personaggi.
Scheda di Antonella Gigli, tratta da Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Dall’Antico al Cinquecento, Franco Maria Ricci, Milano, 1997.