Il dipinto, assegnato al Badalocchio da Ottaviano Quintavalle (1939) e da considerare “tra le sue cose più pesanti e convenzionali”, riflette il momento stilistico di accostamento del maestro al fare di Annibale Carracci (soprattutto negli angeli, classicamente impostati a fare da coronamento al gruppo centrale) e del Lanfranco (nella tipologia della Madonna). Una datazione intorno al 1606-1607, come è stato suggerito (Borea 1975) per confronti non solo stilistici con l’Adorazione dei pastori, già nella Villa di Poggio a Caiano (inv. 1042), ci sembra senz’altro da confermare.
Bibliografia
(de) Lama 1816, n. 46, p. 69;
Toschi 1825, p. 9;
Ricci 1896, pp. 159-60;
Quintavalle A.O. 1939, pp. 280-281;
Borea 1975, p. 76.Restauri
1896;
1961-62.Scheda di Mario Di Giampaolo, tratta da Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Seicento, Franco Maria Ricci, Milano, 1999.