La commissione accademica, che in quell’anno non aveva ritenuto di assegnare il primo premio di Pittura, selezionava fra le cinque tele partecipanti il dipinto del veneziano Pedrini, allievo di Francesco Maggiotto a Venezia, perché “ben colorito, artistamente condotto, di buon accordo, e con diligenza eseguito”.
Il soggetto, che avrebbe richiesto una trattazione drammatica, è risolto in maniera misurata, quasi aggraziata, e non rende conto del dramma che si sta consumando: il riconoscimento della figlia da parte del padre condottiero, che aveva fatto voto di sacrificare, se vittorioso, colui che per primo avrebbe incontrato sulla via del ritorno in patria, rappresenta la fatale condanna. Poco incisiva e tendente al patetico più che al tragico è la figura di Jefte, raffigurato al centro nell’atto di lacerarsi le vesti alla vista della figlia. Lo stesso corteo danzante a sinistra che accompagna la fanciulla rivela influssi di maniera da modelli ercolanensi, mentre più vivaci sono il movimento e il carattere impressi alle figure militari sulla destra.
La tela è attualmente in deposito presso la sede dell’Ambasciata d’Italia a Parigi.
Bibliografia
Zani 1823, vol. 15/1, p. 9;
Thieme – Becker 1932, vol. XXVI, p. 344;
Cirillo – Godi 1979d, p. 32;
Pellegri 1988, pp. 270-271.Francesca Lui, in Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Settecento, Franco Maria Ricci, Milano, 2000.