• Titolo: Il Tempo mostra il ritratto di Ranuccio II alle figure allegoriche di Parma, Piacenza e Castro
  • Autore: Frans e Jacob Denys
  • Data: Seconda metà del XVII secolo ca
  • Tecnica: Olio su tela
  • Dimensioni: cm 232 x 182
  • Provenienza: collezioni ducali; già a Napoli e a Caserta; in Galleria dal 1943
  • Inventario: 1478
  • Genere: Pittura
  • Museo: Galleria Nazionale
  • Sezione espositiva: Deposito

Dal Diario di Orazio Bevilacqua, cronista della vita di corte negli anni 1665-1681, si apprende che il dipinto, rimasto nello studio alla morte del pittore, avvenuta improvvisamente a Mantova nel 1670, venne consegnato al duca Ranuccio dal signor “Giacomo Denesi Fiamengo”, fratello di Frans e a sua volta pittore, quale dono di “Gracia” per il recupero dei beni dello sfortunato congiunto, essendo egli straniero.

Ritroviamo la tela elencata nell’inventario del 1680 del Palazzo del Giardino e poi a Piacenza, nel Palazzo di Madama (1693), prima del suo trasferimento a Napoli con le spoliazioni di Carlo di Borbone. Nel 1906 passò a Caserta e con decreto ministeriale ritornò a Parma nel 1943, insieme ad altre opere appartenute ai Farnese.

Il dipinto, apparentemente non risolto in alcune zone di fondo, dovette essere stato ultimato da Jacob, dato che ancora non era stato consegnato e Frans probabilmente lo aveva iniziato prima del 1666, quando il duca Ranuccio sperava ancora di poter riscattare Castro, che aveva perso nel 1649. La fanciulla in secondo piano a sinistra raffigura appunto l’allegoria di Castro tanto contesa – come già Bevilacqua identificò – ed è logico che lo scudo, un po’ nascosto dalla veste rossa di Parma, sia privo dello stemma araldico, forse cancellato da Jacob, dato che Ranuccio ormai nel 1670 non poteva rivendicare alcun diritto sulla città laziale.

Le terre del suo ducato rimasero quindi Piacenza e Parma ed entrambe, in veste di giovani fanciulle, sono raffigurate prostrate ai suoi piedi, pronte a offrirgli in dono il cuore e le chiavi. L’effigie di Ranuccio è riflessa come in uno specchio a mezzo busto in un medaglione ovale, posto alla sommità di un alto basamento (su cui si intravvede lo stemma Farnese), la cui cornice è sostenuta dal Tempo, in sembianze di un vecchio, carico di esperienze, simboleggiate dal peso della rossa tenda, e con ali, figura del suo volare inarrestabile sulle cose del mondo.

Le ricerche sul collezionismo farnesiano e gli studi sulle vicende artistiche della cultura seicentesca dei Gonzaga hanno contribuito a focalizzare meglio la presenza di Frans Denys in Italia e a documentare un suo ruolo, almeno negli anni dal 1662 al 1670, presso le corti di Parma e di Mantova. Ancora non ben risolta è invece l’attività di Jacob, anch’egli operante alla corte dei Gonzaga e spesso confuso, per l’omonimia, con il figlio di Frans, pure ritrattista (Tellini Perina 1989, p. 722).

Con insistenza la duchessa Isabella Clara Gonzaga, cugina della duchessa madre di Parma, Margherita de’ Medici, contese ai Farnese Frans Denys ed egli prestò servizio a entrambe (Sorrentino 1931d; Tellini Perina 1965, p. 517; Tellini Perina 1983).

La sua formazione avvenne nell’ambito della tradizione rubensiana ad Anversa e ivi rimase fino al 1647, anno di morte della moglie, risultando iscritto alla Gilda di San Luca e residente in patria. È probabile che il suo trasferimento in Italia, e in particolare a Mantova, fosse avvenuto sulla scia dei rapporti allacciati da Rubens, tuttavia nel 1655 era ancora cittadino di Anversa, sebbene residente fuori patria, mentre dal 1661 il suo nome scompare dalla Gilda e già nel 1662 operò per i Farnese. A questa data risale il ritratto di Ranuccio II conservato nel Palazzo Comunale di Parma, di cui esiste una copia nella Galleria Nazionale (inv. 1477, scheda n. 381) e fra il 1663 e il 1666 eseguì anche il ritratto di Isabella d’Este, seconda moglie del duca, noto in due versioni, uno nella Galleria (inv. 1001, scheda n. 276) e l’altro presso l’amministrazione comunale. Dall’inventario farnesiano del 1680 si evince che Frans aveva eseguito per la corte anche ritratti di grandi dimensioni dei principi a cavallo, ora dispersi, e altri quadri suoi erano presso la collezione Boscoli (Campori 1870, pp. 390, 392); di recente in una collezione privata è emerso il suo nome e la data 1664, in un ritratto presumibilmente del principe Pietro, fratello di Ranuccio II, e un altro ritratto d’ignota principessa (non convince l’identificazione con Maria d’Este), della stessa collezione gli è stato affiancato con qualche incertezza (Mendogni 1996, p. 5).

L’immagine del duca Ranuccio raffigurata in questa tela servì all’incisore fiammingo Bernardo Balliu (Sorrentino 1931d, p. 384) per una versione a stampa delle effigi del duca e della duchessa Isabella d’Este, morta nel 1666, ed è probabile che esistesse ad opera di Denys un altro ritratto di Ranuccio così abbigliato, come del resto si conserva il suo già citato ritratto della duchessa (scheda n. 380).

La resa al naturale del volto del duca, della nostra tela, conferma le doti di ritrattista di Denys e il suo linguaggio barocco nel sapiente dosaggio chiaroscurale, in particolare le tre fanciulle rimandano a modelli rubensiani e a differenza degli altri suoi ritratti, più saturi nei colori, in questo la materia pittorica si sfrangia maggiormente e vibra di pennellate luminose, tanto che più volte la critica ha supposto che il fratello Jacob avesse contribuito a ultimare la tela.

Scheda di Mariangela Giusto tratta da Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere Il Cinquecento, Franco Maria Ricci, Milano, 1998.