• Titolo: Il mulino di Santo Spirito
  • Autore: Enrico Prati
  • Data: 1861 (I premio)
  • Tecnica: Olio su tela
  • Dimensioni: 35 x 43
  • Provenienza: Parma, Accademia di Belle Arti; donato dall’autore nel 1861
  • Inventario: Inv. 604
  • Genere: Pittura
  • Museo: Galleria Nazionale
  • Sezione espositiva: Deposito

Il dipinto, senza soggetto e classificato come “copia da un dipinto del Prof. Marchesi” (Cattani 1995, p. 45), partecipa al concorso annuale del 1861 interno all’Accademia parmense di Belle Arti, ottenendo il primo premio per la categoria di Paesaggio, ed entra in Pinacoteca nello stesso anno, non come premio, secondo l’indicazione degli inventari dell’ente, ma probabilmente come dono dell’autore.

Quest’ultimo è individuato nel piacentino Enrico Prati e non nell’ignoto Francesco, come riportato per errore sull’Inventario dell’istituto (Giusto 1991, p. 10). Il concorso annuale del 1861, una veduta urbana presa dal vero e rielaborata in studio nei successivi quaranta giorni, vede la premiazione dell’opera del Prati per “un effetto più gustoso e più vero” rispetto le opere dei concorrenti, fra cui l’analogo soggetto di Adelchi Venturini, accusato di scorrettezze da parte degli altri candidati (Cattani 1995, p. 45).

La veduta rappresenta una porzione del tessuto urbano di Parma posto presso l’attuale Borgo Santo Spirito, in prossimità del limite sud del parco ducale: area urbanizzata in età altomedievale, come attesta la dedicazione della chiesa di Santo Spirito fondata in età longobarda nel VI secolo. L’esatta localizzazione del sito è ostacolata dalle modificazioni e trasformazioni degli immobili avvenute nel secondo dopoguerra; dal confronto planimetrico dell’Atlante Sardi (1763) e dalla rilevazione catastale del 1853 si individua ancora lo sviluppo planimetrico dell’antico opificio, le cui macine sono azionate dalle acque del canale Cinghio che, unitamente al canale Naviglio Taro, rappresenta la maggiore infrastruttura idraulica della porzione ovest della città di Parma. Del mulino in oggetto, una delle strutture produttive più importanti di proprietà dell’Ospedale degli Esposti, il maggiore cantiere cittadino dell’ultimo quarto del XV secolo, è raffigurata l’area cortilizia, dalla strada di accesso, in un momento di pausa dell’attività molitoria. Nella composizione del dipinto sono ripresi schemi consueti con le quinte edificate che definiscono i limiti della scena, ripresa in una solare giornata estiva, e dove l’alternanza fra parti in luce e porzioni in ombra mette in evidenza lo sviluppo volumetrico del complesso dello stabilimento, posto a cavaliere del canale, delimitato sullo sfondo dalla folta vegetazione del parco Ducale, oltre il muro di confine dell’area cortilizia.

Enrico Prati, presente nel 1857 a Parma come studente in Pittura (ASC, Censimento 1857, cass. 35), è ammesso nel 1858 all’Accademia parmense di Belle Arti come allievo della classe di Disegno e Paesaggio, per passare nel 1861 alla classe di Paesaggio superiore, ottenendo nello stesso anno il primo premio al concorso annuale. Nel corso del soggiorno parmense, seguendo l’insegnamento di Luigi Marchesi e Girolamo Magnani, prende parte alle iniziative promosse dalla Società di Incoraggiamento, partecipando all’esposizione del 1861 e 1862 con copie di opere del Marchesi. Dopo l’apprendistato scolastico, ritorna a Piacenza e affianca il padre Antonio, pittore di vedute e scenografie, nell’attività di quadraturista, ottenendo un notevole successo professionale anche come ritrattista, partecipando all’Esposizione Nazionale nel 1870 con dipinti di soggetto piacentino (Giusto 1991, pp. 10-11; Cattani 1995, pp. 45-46).

Bibliografia
Ricci 1896, p. 389;
Sorrentino 1931b, p. 27;
Giusto 1991, pp. 10-11;
Musiari 1994, pp. 71-72;
Cattani 1995, pp. 45-46;
Lasagni 1999, vol. IV, p. 11
Restauri
1986 (M. Papotti, Lab. Sopr.);
1990 (S. Baroni)
Mostre
Parma 1995-96
Sauro Rossi, in Lucia Fornari Schianchi (a cura di) Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Settecento, Franco Maria Ricci, Milano 2000.