• Titolo: Il Delfino Luigi di Borbone
  • Autore: Jean-Etienne Liotard (copia da)
  • Data: 1750 ca.
  • Tecnica: Olio su tela
  • Dimensioni: 60 x 50
  • Provenienza: collezioni ducali; già a Milano, Federazione Italiana Studi per l’Amministrazione; restituito dalla Soprintendenza ai Monumenti di Milano nel 1973
  • Inventario: Inv. 2076
  • Genere: Pittura
  • Museo: Galleria Nazionale
  • Sezione espositiva: Deposito

Il quadro, sottratto alle collezioni ducali al tempo delle spoliazioni sabaude e restituito alla Galleria nel 1973, rappresenta il Delfino Luigi di Borbone (1729-1774), figlio del re di Francia Luigi XV e di Maria Leszczynska; fratello della duchessa Louise-Elisabeth.

La provenienza dalla collezione borbonica sarebbe suffragata anche dai numeri d’inventario che compaiono sul verso del ritratto, ancora in prima tela, analogamente ad altri dipinti appartenenti alle raccolte ducali. Si tratta della copia di un pastello eseguito da Jean-Etienne Liotard, attualmente conservato ad Amsterdam presso il Rijksmuseum (inv. 2932), ma che originariamente faceva parte della serie di pastelli rappresentanti esponenti della famiglia del re di Francia eseguita dal pittore ginevrino a Parigi fra il 1749 e il 1750 (cfr. scheda precedente). Il nucleo principale dei ritratti, inviati a Parma per volere della duchessa Louise-Elisabeth e destinati a decorare le residenze ducali, si trova oggi nella Palazzina di Stupinigi e include un altro esemplare, di uguali dimensioni, raffigurante il Delfino di Francia, rappresentato nella stessa posa, con identica inquadratura, ma in controparte e caratterizzato da un abbigliamento più sfarzoso, malgrado manchi la connotazione dell’Ordine del Santo Spirito, che appare invece in quello di Amsterdam. Riguardo al prototipo del dipinto conservato in Galleria, Loche e Roethlisberger (1978, n. 117) riferiscono che il pastello apparteneva alla collezione di Liotard, essendo incluso sia nel catalogo del suo gabinetto di dipinti redatto a Parigi nel 1771, sia nell’inventario compilato nel 1789 alla morte dell’artista. Infatti il ritratto passa in eredità alla figlia minore e successivamente rimane in possesso della famiglia Liotard fino al 1873, anno in cui viene legato al museo olandese. Se ciò corrisponde al vero il pastello non è mai giunto alla Corte parmense, quindi si potrebbe ragionevolmente supporre che la copia, di dimensioni leggermente maggiori, sia stata eseguita a Parigi per essere mandata a Parma. Il Delfino appare effigiato a mezzo busto, con il volto, caratterizzato da un’espressione bonaria, lievemente ruotato e incorniciato dai capelli incipriati legati da un nastro nero; tiene il tricorno sotto il braccio e ostenta sul petto l’Ordine del Saint-Esprit, legato alla corona francese. L’artista che esegue il dipinto si sofferma a descrivere gli effetti serici del velluto della marsina con morbidi giochi di luce e tenui trapassi cromatici, che nella fermezza delle forme, interpretano lo stile misurato e realistico di Liotard.

Bibliografia
Inventario… s.d.
Restauri
2000 (Il Metodo)
Nicoletta Moretti, in Lucia Fornari Schianchi (a cura di) Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Settecento, Franco Maria Ricci, Milano 2000.