Gruppo con tre fanciulli

Descrizione

Come confermano i bordi della tela e le parti occultate da una visibile ridipintura successiva (come la mano sulla spalla del terzo a destra) realizzata dal pittore per consentire compiutezza autonoma al dipinto, si tratta di un frammento – come giustamente ha evidenziato il Godi – di un’opera più complessa raffigurante la Benedizione dei fanciulli che l’artista, non convinto del risultato, fece a pezzi nel 1829 contro il parere del Toschi che ne sosteneva la forza di capolavoro se fosse stato portato a termine. Il frammento sopravvissuto dimostra stretti legami con il bozzetto su tela (cm 58 x 36) conservato nel Museo della Rocca di Fontanellato con il Cristo benedicente che accoglie a sé i bambini, probabilmente primaria idea per la pala poi ridotta in pezzi.

La testimonianza scritta dello Janelli racconta l’episodio, descrivendo però un dipinto diverso, nella composizione e comprendente “Cristo seduto all’ombra sotto un gruppo di palme; due angeli, uno a destra e l’altro a sinistra… una corona di putti che gli stanno in faccia”, che sembrerebbe rappresentativo dello stesso tema (“Lasciate che i pargoli vengano a me”) ma fortemente variato nel fondo arboreo e qui architettonico. La frammentarietà del dipinto e l’episodio narrato testimoniano, comunque, di una ricerca emotivo-didattica e di un’insoddisfazione vissuta dall’artista dopo il ritorno dal soggiorno di studio a Roma (1823-1825) e a Firenze (1825-1828), dove potrebbe aver dato corso all’esecuzione del dipinto, di cui questo contenuto frammento è parte indicativa anche delle proporzioni originarie e conferma di una tecnica corposa e squillante, oltreché di una dolcezza degli occhi e dei visi di tradizione neocinquecentesca, mentre nel canestro di fiori portati in offerta (non si tratta di allargamento della tela) è il suo fare più romantico e naturalistico ad affermarsi. Tale stile appare anche nella pala della chiesa di San Rocco e nel cartone con angeli cantori di collezione privata parmense (cfr. Cirillo 1992c, n. 160) in cui sembrano combinarsi lo studio della plastica quattrocentesca e della natura che lo fanno approdare a un purismo delicato e all’assenza totale di drammaticità.

Bibliografia
Janelli 1877, p. 74;
Ricci 1896, p. 182;
Ottani Cavina 1970, ad vocem, vol. 12, p. 649 (con bibl. prec.);
Copertini 1971, p. 148;
Mecenatismo… 1974, p. 55.

Restauri
1933 (C. Cattani).

Mostre
Colorno 1974;
Colorno 1992.

Lucia Fornari Schianchi, in Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Settecento, Franco Maria Ricci, Milano, 2000.

Informazioni tecniche

Data

Tecnica

Olio su tela

Dimensioni

cm 57 x 71

Provenienza

Venduto alla Pinacoteca dal signor Ferdinando Ventura nel 1883, forse già di proprietà Crispo; in deposito in Prefettura dal 1945

Inventario

965

Genere

Sezione espositiva