Lo Scardui era già morto nel 1554, data indicata dalla moglie Caterina Genesia nelle iscrizioni sulla tela, e che ci serve come riferimento cronologico per l’esecuzione del dipinto. Si deve al Ricci l’attribuzione, pur con qualche cautela, a Girolamo Mazzola Bedoli sulla base di confronti con le opere conosciute, dal Ritratto di antiquario (inv. 333, scheda n. 191), già creduto effigiare il letterato Enea Irpino, a Parma abbraccia Alessandro Farnese (inv. 1470, scheda n. 188). La proposta del Ricci fu accettata prontamente da Toesca e da Testi e dalla Fröhlich Bum, mentre nella mostra correggesca del 1935 Copertini ebbe qualche esitazione nel mantenere il riferimento. Pochi anni dopo Quintavalle lo riconfermò al pittore di Viadana, per poi avanzare a sua volta qualche riserva nel 1948 per la mancanza di qualità.
Di recente la Milstein ha confermato questi comprensibili dubbi della critica, e lo ha assegnato all’ambito dell’artista osservando giustamente che l’analisi dei particolari mostra un’energia e una precisione di gran lunga inferiori a quelle di solito esibite dal Mazzola Bedoli, dal quale si discosta – possiamo aggiungere – per una pittura più compatta e priva di sottigliezze stilistiche.
Iscrizioni: in alto a sinistra sotto l’arma gibertvs. scardvvs/miles. et. patritivs/parmensis/mdliv; in basso a sinistra, vt. mariti. patris. dilectiss./in. aevum. servetur. imago.:catharina. genesia. conivnx.:et. filii. f. c.
Scheda di Andrea Muzzi, tratta da Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Cinquecento, Franco Maria Ricci, Milano, 1998.