Il dipinto, appartenente alle collezioni ducali, a seguito delle spoliazioni borboniche viene trasferito a Milano dove è rintracciato presso la FISA e infine consegnato dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici milanese alla Galleria Nazionale. Dopo la restituzione il ritratto non è stato oggetto di studio e a tutt’oggi non è stato possibile reperire alcuna documentazione relativa alla sua storia.
Nell’Inventario generale, dove il ritratto è menzionato all’arrivo in Galleria, l’effigiato è correttamente riconosciuto in Don Carlo di Borbone (1716-1788).

Si tratta del figlio primogenito di Elisabetta Farnese e di Filippo V di Spagna, che grazie alle abili strategie politiche della madre è divenuto duca di Parma e Piacenza nel 1732. Le vicende biografiche del personaggio sono piuttosto varie e complesse: lasciato il ducato nel 1734 per il Regno di Napoli e della Sicilia, che governa con il nome di Carlo VII, è destinato a diventare nel 1759 re di Spagna, che regge con il titolo di Carlo III. Anche l’iconografia risulta straordinariamente variegata in quanto riflette da una parte il susseguirsi dei ruoli ricoperti dal monarca, che nel corso della sua esistenza guida ben tre Stati, e dall’altra l’evolversi del gusto e dello stile determinatisi nel corso del secolo (Röttgen 1980, pp. 388-390).

Alla luce di queste considerazioni il dipinto conservato presso la Galleria Nazionale risulta veramente interessante in quanto Don Carlo vi appare effigiato assai giovane, armato, connotato dal bastone del comando, dall’onorificenza del Santo Spirito, sullo sfondo di un paesaggio dove si sta svolgendo una battaglia. A un’attenta disamina il ritratto risulta infatti una derivazione palmare di quello di Luigi XIV eseguito da Hyacinthe Rigaud nel 1701 e conservato al Museo del Prado di Madrid (inv. 2343). Le uniche differenze sono rilevabili nel formato a tre quarti di figura, mentre l’originario presenta il personaggio a figura intera, e nel bastone del comando che, nel ritratto del re di Francia, appare ornato da gigli d’oro. Il quadro madrileno faceva parte delle collezioni reali di Filippo V ed è pertanto plausibile che possa esser stato utilizzato come prototipo per il nostro; la posa nobile, la maniera ampia, fastosa e lo splendore dei drappeggi ne fanno uno splendido esempio di ritratto ufficiale. L’ipotesi più probabile è quindi che la tela della Galleria Nazionale sia stata eseguita a Madrid e successivamente inviata a Parma, all’epoca in cui Carlo di Borbone, appena sedicenne, ottiene il ducato, dove evidentemente occorreva esibire un’immagine sontuosa del nuovo duca. L’esecutore tuttavia non riesce a tradurre l’enfasi decorativa del modello francese, i drappeggi svolazzanti e gli effetti scintillanti di Rigaud vi appaiono attutiti, dove la raffinatezza e il virtuosismo sembrano piegarsi a una pittura di maniera.

Bibliografia
Inventario… s.d.
Restauri
2000
Nicoletta Moretti, in Lucia Fornari Schianchi (a cura di) Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Settecento, Franco Maria Ricci, Milano 2000.