Sant’Antonio non risulta però raffigurato con il saio francescano, come nell’iconografia più abituale, bensì con l’abito dei canonici di Sant’Agostino, Ordine di cui era entrato a far parte a Lisbona prima di abbracciare il francescanesimo.
La Ghidiglia Quintavalle, prendendo in esame l’affresco, ritiene che tutta la composizione sia ispirata alla pittura emiliano-romagnola e che sia opera di un ritardatario della metà del ’400 che non riesce tuttavia a infondere alle figure realtà e movimento.
Di modesta fattura, è da attribuirsi a un pittore locale che organizza la composizione in maniera piatta e senza rigore spaziale, con risultati modesti, anche se vivaci e naturalistici.
Scheda di Antonella Gigli, tratta da Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Dall’Antico al Cinquecento, Franco Maria Ricci, Milano, 1997.