Nel 1848 Isacco Gioacchino Levi venne ammesso quale unico concorrente al Gran Premio annuale di Pittura, poiché gli altri studenti risultarono coinvolti nei “sommovimenti civili” di quell’anno e disinteressati agli studi; sempre a causa dei suddetti sommovimenti le prove di concorso poterono svolgersi solo l’anno successivo e concludersi con la sessione di giudizio del 29 settembre nella quale i professori Scaramuzza, Tebaldi, Boccaccio, Campana e Morini decretarono all’unanimità l’assegnazione del premio, ovviamente al Levi (Atti… 1846-1852, vol. V).

Ciò che colpisce nella lettura del verbale della seduta sono le lodi quasi incondizionate riservate all’opera e la pomposa prolissità del giudizio stesso: in questo infatti si dice che “… ci si compiace di dichiarare (l’opera)… uno dè migliori quadri di concorso finora premiati e se si tolgono poche mende più che altrove trascorse nel disegno, qualche secchezza… e non molta spontaneità di alcuni gesti… per l’ordinario non conseguibili che nei provetti, è un quadro che, eseguito fra le molte spine inerenti pur sempre a simili opere di concorso, onora molto e meritevolmente il giovane artista…” (da notare che Levi rientrava a stento nel limite di trent’anni previsto dal regolamento per l’ammissione al concorso). Se poi si prosegue nella lettura, si trova una puntigliosa descrizione del dipinto, corredata da diffuse lodi per ogni suo dettaglio quali “… v’è nobiltà e simpatia di caratteri nella maggior parte dei volti, grazia e naturalezza nella movenza delle sue figure…” o “… ampio e ridente ne è il fondo il quale trattato con intelligenza di prospettiva aerea, non distrae punto, ma anzi al generale buon effetto del quadro e al maggior rilievo delle figure ottimamente risponde…”. È vero che era cosa comune profondere di elogi i giudizi che accompagnavano le opere ritenute meritevoli di premi, sia per sollecitare una facile ratifica della decisione da parte dei sovrani, ai quali spettava la parola definitiva circa l’assegnazione dei premi stessi, sia per stimolare i vincitori ad applicarsi con sempre maggior costanza negli studi. In questo caso, tuttavia, ci sembra che la cosa sia andata un po’ sopra le righe. La ragione di questa sovraesposizione potrebbe essere “politica”: accreditare agli occhi del nuovo duca, l’assai poco liberale Carlo III di Borbone, il lavoro di un artista che si era tenuto lontano dai “sommovimenti civili” e presentare dunque l’Accademia come Istituzione unicamente protesa allo sviluppo delle arti ed estranea alle tumultuose vicende politiche che pure avevano interessato la città.

Bibliografia
Atti… 1846-1852, vol. V, 11 novembre 1848, 23 marzo 1849, 29 settembre 1849;
Mecenatismo… 1974, p. 47;
Cirillo 1994a, p. 66;
Enciclopedia… 1998, p. 415;
Lasagni 1999, vol. III, p. 198
Restauri
1974
Mostre
Colorno 1974
Patrizia Sivieri, in Lucia Fornari Schianchi (a cura di) Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Settecento, Franco Maria Ricci, Milano 2000.