A contatto con lo scultore danese Theed mise a punto uno stile che contemperava abilmente una sobria idealizzazione di stampo neoclassico e un più prosaico realismo borghese, tratti che gli avrebbero garantito un duraturo successo dopo il ritorno in patria nel 1848, quando sarebbe diventato uno degli scultori prediletti della regina Vittoria e del principe Alberto (Read 1982, passim). Tali caratteri sono perfettamente esemplificati nel nostro ritratto, dove sul busto loricato all’antica si impone un ritratto di robusta impronta realista, che riesce a restituire con efficacia la sfaccettata personalità del duca, poco interessato alla politica e per contro raffinato uomo di mondo, collezionista e gran viaggiatore, dotato d’una vasta anche se disordinata cultura personale (cfr. Trebiliani 1977). Il busto è stato anch’esso recuperato a Firenze nel 1868 da Federico Odorici, bibliotecario della Palatina (cfr. schede nn. 849-850), per poi passare al Museo di Antichità, su richiesta del suo direttore, Giovanni Mariotti (Biblioteca Palatina, Archivio Storico, scatola 68) e, alla metà degli anni Sessanta, in Galleria.
Bibliografia
Monaco 1940, p. 13;
Bertini 1981b, p. 122, n. 30.Restauri
1991 (M. Papotti, Lab. Sopr.).Davide Gasparotto, in Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Settecento, Franco Maria Ricci, Milano, 2000.