Carità Romana

1823

Descrizione

Il tema della Caritas Romana, ripreso in realtà da un esempio greco di pietas erga parentes nel libro V di Valerio Massimo, aveva conosciuto lunga fortuna dal Rinascimento, con apogeo nel ’600, per il gusto degli opposti fisici ed etici dispiegati dall’aneddoto (gioventù/vecchiaia, bellezza/squallore, severità/generosità), e sviluppi nel ’700.

A Parma, il successo francese dell’iconografia motivò il dono all’Accademia di Belle Arti della Carità Romana di Isabella di Borbone, figlia del duca Don Filippo: piacevole copia da Giuseppe Baldrighi, pittore di Corte formatosi a Parigi (inv. 537; cfr. Fornari Schianchi 2000a, p. 106; Cioccolo 2000, pp. 328-331). Il dipinto presentato dal Gualdi a Maria Luigia d’Asburgo, e da lei offerto all’Accademia il 30 gennaio 1823, è quindi una variante tarda, seppur stilisticamente aggiornata, sullo sperimentato soggetto. Il gruppo di Pero in atto di nutrire l’anziano padre carcerato, Micone (o Cimone), asseconda una visione limpida e sintetica, drammatizzata dal rapporto chiaroscurale tra il fondo in ombra e il verde della sobria veste, in analogia con lo stile di Pietro Benvenuti, maestro del Gualdi a Firenze. L’intento era di celebrare la sovrana per qualità da sempre rappresentate al femminile: l’eroismo muliebre e filiale risplendeva al vertice della Corte con le sembianze di Maria Luigia. Grazie all’elogio indiretto, l’autore sperò forse – ma, pare, senza esito – di partecipare alle munificenze ducali verso gli artisti. Poco dopo, il Gualdi si spostò a Roma, svolgendo poi la propria attività soprattutto a Milano, in osservanza all’asse tracciato dagli scambi tra il Benvenuti e Luigi Sabatelli, fiorentino docente di Pittura a Brera. Dal 1832 al 1852, atti e recensioni delle esposizioni annuali braidensi registrano di frequente ritratti, quadri storici e religiosi del Gualdi, che ebbe fra gli acquirenti Franz von Hartig, governatore della Lombardia. Le opere a Guastalla, in Duomo (Battesimo di Gesù; Andrea e Pietro chiamati all’apostolato) e nella Biblioteca Maldotti (Il conte Ugolino nella torre della fame; San Francesco in estasi e alcuni ritratti), con il San Luigi re di Francia in Santa Maria di Campagna a Piacenza, accertano il progressivo influsso di Francesco Hayez e Giuseppe Molteni, protagonisti della pittura milanese a metà secolo, nel senso di un virtuosistico distacco dai classicheggianti canoni toscani. L’Autoritratto, depositato alla Galleria Nazionale da Vincenzo Gualdi nel 1886 (Ricci 1896, p. 258) e recepito dai repertori, è tornato agli eredi negli anni Ottanta del ’900.

Bibliografia
Martini 1872a, p. 23;
Catalogo… 1875, p. 2;
Pigorini 1887, p. 21;
Ricci 1894;
Dizionario… 1975, vol. VI, pp. 191 e 192 tav.

Restauri
1956-57.

Antonio Musiari, in Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Settecento, Franco Maria Ricci, Milano, 2000.

Informazioni tecniche

Data

1823

Tecnica

Olio su tela

Dimensioni

cm 140 x 114

Provenienza

Parma, Accademia di Belle Arti; in deposito presso l’Università dal 1929 al 1956, presso l’Intendenza di Finanza dal 1957

Inventario

26

Genere

Sezione espositiva