Il capitello è pubblicato per la prima volta dalla Fornari Schianchi (1989), che fornisce una breve identificazione dei soggetti e propone per uno dei personaggi l’alternativa fra la Maddalena e Salomè; lo associa ad altri due capitelli binati (vedi schede nn. 6, 7) per il motivo della cornice e per le dimensioni e li assegna tutti all’area padana fra il XII e il XIII secolo. La Zanichelli (1990b), pur concordando nella sostanza con l’identificazione dei soggetti, rifiuta l’abbinamento dei tre capitelli, in quanto la cornice è solo apparentemente simile, ma in realtà lavorata in modo completamente diverso con il risultato, in questo, di dare un effetto di convessità delle foglie, negli altri, di geometria della cornice. Trova poi confronti immediati nel Maestro di Santa Margherita per il modo di costruire i corpi e di disegnare gli occhi e i capelli e attribuisce all’autore delle Storie della vita della Vergine altri due capitelli ora al Cincinnati Art Museum.
Nonostante la sostanziale identità delle misure e la presenza dello stesso motivo vegetale nella cornice, questo capitello non può essere associato né a quello con sfingi né a quello fogliato; infatti sia il materiale (in questo caso calcare, negli altri due marmo) sia la lavorazione della cornice sono diversi, anche se tutti e tre potrebbero essere stati eseguiti per lo stesso complesso (forse un chiostro), ma in due fasi successive di intervento, come porterebbero a pensare l’identità delle misure e la voluta ripresa, in questo, della stessa cornice degli altri due. Per quanto riguarda l’autore delle Storie della Vergine, ci sembra di poter confermare i confronti già proposti con il Maestro di Santa Margherita, non solo per il disegno degli occhi, per il tratteggio delle trecce della Maddalena e per il modo di rendere le pieghe delle vesti, ampiamente documentati sia nella lastra di Fornovo che in quelle di Bardone, ma anche per la rigidità e il parallelismo delle pieghe, quasi a dare l’impressione di scanalature, dei busti della Vergine e dell’Angelo, esattamente come nel personaggio con berretto a punta nella lastra con le Storie di santa Margherita. A questo si aggiunge un curioso particolare iconografico che conferma la vicinanza del nostro scultore con il maestro antelamico attivo a Fornovo; in entrambi i casi, infatti, e diversamente da altri esempi coevi in area parmense, i personaggi maschili barbuti sono però sempre privi dei baffi. Per quanto riguarda la cronologia, coerentemente con i confronti sopra riportati, si dovrà datare il capitello con Storie della vita della Vergine tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo.
Scheda di Maria Pia Branchi, tratta da Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Dall’Antico al Cinquecento, Franco Maria Ricci, Milano, 1997.