L’attribuzione a una data tanto diversa ha un’origine remota: già nel 1854 il dipinto era stato indicato come una produzione del 1852 (Quadro cronologico… 1854). Inoltre, prima dell’ultimo restauro, era ben visibile, accanto alla mano di Caino, la scritta “C. Mussini 1852”, apposta in epoca incerta. L’ipotesi che durante un restauro subito fra il XIX e il XX secolo la firma originale non più leggibile sia stata rifatta sulla base di documentazioni che riportavano la data errata, può essere affiancata da una seconda e più probabile ipotesi: che lo stesso autore, nominato dalla prestigiosa Accademia di Parma come Accademico d’onore nel 1850 (Carteggio… 1850) abbia voluto fare un dono apparentemente più prezioso di quello che non fosse in realtà, utilizzando un vecchio saggio della sua produzione giovanile spacciandolo per un recentissimo dipinto, sicuramente più quotato e di maggior considerazione. In questi anni infatti l’artista era ormai pienamente affermato: già apprezzato dalla nobiltà toscana, romana e lombarda e attivo presso la Corte ducale di Carlo Ludovico di Lucca, era riuscito, grazie al matrimonio con una nobildonna prussiana, a ottenere committenze importanti all’estero, fra Prussia e Russia, dove risiedette per alcuni anni e dove lavorò per incarichi di rilievo, come gli affreschi alla chiesa di Sant’Isacco a San Pietroburgo.
Il dipinto, probabilmente rimasto di proprietà dell’artista fin dal suo soggiorno romano, fu donato all’Accademia di Parma nel 1852 (Atti… 1846-1852) e subito collocato nella Galleria.
Bibliografia
Atti… 1846-1852, vol. V, 15 ottobre 1852;
Quadro cronologico… 1854, p. 168;
Thieme – Becker 1931, vol. XXV, p. 294, con bibl. prec.;
Bénézit 1956, vol. 6, p. 287.Restauri
2001 (Lab. ALEF).Emanuela Pomelli, in Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Settecento, Franco Maria Ricci, Milano, 2000.