È un fare addirittura un po’ ingenuo, e non manca qualche scadimento, come nella definizione piuttosto dura e inespressiva degli occhi o nella linea della bocca. Notevole è la somiglianza con il giovane pittore al cavalletto raffigurato in un disegno della Biblioteca Palatina di Parma, il n. 86 del ms. 3716, facente parte di una serie dedicata a personaggi parmensi e segnato “Ritratto di Biagio Martini parm.no” (stessi grandi occhi, naso e bocca evidenti); molto simile è anche l’abbigliamento, giacca a grandi revers su gilet e camicia frappata, negligentemente aperta. Se – come giustamente propongono Cirillo e Godi (1991, p. 259) – il disegno deriva da “un autoritratto del maestro giovane verso l’ultimo decennio del ’700”, il pastello in esame potrebbe essere datato una quindicina d’anni più tardi, per i caratteri meno giovanili dei tratti che farebbero pensare a un uomo verso la cinquantina (anche il taglio di capelli appena arricciati parrebbe vagamente ispirato al cosiddetto “taglio alla Bruto” in auge dal 1800). L’ipotesi viene confermata da un’altra immagine della serie precedentemente ricordata (n. 21) desunta proprio dal pastello in esame e segnata lungo l’ovale “Cav. Prof. Biagio Martini d’anni 50”.
Bibliografia
Pigorini 1887, appendice;
Ricci 1896, p. 249;
Quintavalle A.O. 1939, p. 287;
Allegri Tassoni 1952, p. 27;
Copertini 1971, p. 12;
Mecenatismo… 1974, p. 16;
Musiari 1986, fig. 20;
Marchi 1991, pp. 272-273 con figg.Mostre
Parma 1952;
Colorno 1974.Stefania Colla, in Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Settecento, Franco Maria Ricci, Milano, 2000.