Nel 1939 il Quintavalle propose il dipinto quale opera della Scuola lombarda del primo ’600 (p. 202). Più tardi, fu pubblicato dalla Gregori su indicazione di Roberto Longhi (1954, pp. 13-14), come opera giovanile di Luigi Miradori, detto il Genovesino (Genova 1600/1610-Cremona 1656/57), opinione sostenuta dalla studiosa anche nel 1973 (p. 67). Comunque, Armando Quintavalle mantenne sempre la prima attribuzione all’Amidano mentre la Ghidiglia (1960, p. 29) accolse la proposta di revisione. Stilisticamente però il quadro presenta quel tipo di esagerazione formale delle figure, arrivando persino a un gigantismo, che ricorda certi pittori lombardi della seconda metà del ’600 quali Antonio Busca (Milano 1625-1686) o, in modo più specifico, Filippo Abbiate (Milano 1640-1715) e suggerisce, piuttosto, una data verso la fine del secolo, intorno al 1680-1690.Il quadro è coperto da una vernice sporca e i toni scuri sembrano rientrati.
Bibliografia
Inventario… 1832-1851, n. 82;
Martini 1872, p. 26;
Martini 1875, p. 4;
Pigorini 1887, p. 4;
Ricci 1896, p. 40;
Sorrentino 1931a, p. 15;
Quintavalle A.O. 1939, pp. 202, 313;
Gregori 1954, pp. 13-14, p. 29, n. 6;
Ghidiglia Quintavalle 1960, p. 29;
Quintavalle A.O. 1960, p. 793;
Gregori 1973, p. 67.Scheda di Nancy Ward Neilson, tratta da Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Seicento, Franco Maria Ricci, Milano, 1999.