È una luminosa veduta dell’Adige a Verona, in prossimità della chiesa di Sant’Anastasia. Una quinta architettonica di modeste case dai balconi fioriti chiude prospetticamente la veduta a destra, ove è attraccato un barcone sul quale alcuni uomini stanno caricando legna. Dalla quinta architettonica sulla sinistra del dipinto, si stagliano contro il cielo una altana, una torre campanaria e la cupola di una chiesa. Per i paesaggisti veronesi la maggiore attrazione era offerta dal panorama locale anima del genius loci, la città e i dintorni che i pittori del ’700 non riuscirono a riprendere nelle loro tele d’Arcadia.
Il genere paesaggistico fu sollecitato a Verona dalla committenza della nuova borghesia. Uno dei nomi di punta era quello del bergamasco Pietro Ronzoni che praticava sia il paesaggio libero, sia la veduta vera e propria. I suoi paesaggi incontrarono ampi consensi a Verona, in un momento “quasi vuoto per il genere paesistico”. Al filone ronzoniano della veduta vera e propria pare ispirarsi la bella tela del Gemmi, che riprende con un taglio un po’ più ravvicinato la Veduta di Sant’Anastasia dall’Isolo (1818) della collezione Banca Popolare di Verona. Un vedutismo cui non è estranea l’influenza del veronese Giuseppe Canella, autore di paesaggi d’arcadia neoclassica, inizialmente privi di indicazioni di localizzazione topografica.
Bibliografia
“Libertà”, 8 gennaio 1886;
Pigorini 1887, p. 1038;
Ricci 1896, p. 171;
Scarabelli Zunti, Documenti…, fine del XIX secolo, vol. X, c. 55;
“Il Progresso”, 21 agosto 1904;
Thieme – Becker 1920, vol. XIII, ad vocem;
Sorrentino 1931b, p. 22;
Comanducci 1962, vol. II, ad vocem;
Dizionario… 1974, vol. V, p. 317.Anna Coccioli Mastroviti, in Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Settecento, Franco Maria Ricci, Milano, 2000.