Pur non uscendo dall’alveo dello studio accademico previsto per questo tipo di prove (composizione articolata, attento studio del nudo, accurato uso del chiaroscuro), il dipinto di Riccardi manifesta in modo netto l’opzione purista che l’artista già aveva esibito nelle opere parmensi del decennio precedente e che a Roma, soprattutto nei dipinti per la volta di Santa Maria sopra Minerva, assunse caratteri marcatamente nazareni.
La scelta di dar prova dei propri progressi nello studio della figura, e in particolare del nudo, attraverso la raffigurazione di un Adamo stante in pacata meditazione entro un’ambientazione paesaggistica essenziale, che funziona quasi da intimo contenitore dei pensieri del protagonista, ci parla di un Riccardi sostanzialmente disinteressato al virtuosismo tecnico e orientato verso una costruzione dell’immagine nitida ed essenziale, scevra da abbondanze descrittive e da ridondanze compositive; un giovane artista, dunque, alla ricerca di un’espressione etica dell’arte quale si era andata delineando, appunto, nell’esperienza nazarena e purista. E col cenacolo dell’ex convento di Sant’Isidoro Riccardi stabilì nel tempo solidi legami che lo portarono, in particolare, a stringere rapporti amicali con Overbeck e Cornelius.
Anche dopo la conclusione del pensionato Riccardi si trattenne a Roma, probabilmente spinto dal desiderio di sperimentare un mercato più vario e competitivo e non schiacciato, come in patria, sulla quasi esclusiva munificenza dello Stato; nonostante ciò fu nominato professore consigliere con voto dall’Accademia parmense (Atti… 1846-1852, vol. V, 3 giugno 1848; Atti… 1853-1857, vol. VI, 2 ottobre 1854) e continuò a ricevere commissioni dalla duchessa Maria Luigia.
Bibliografia
Registro… 1835-1843, 23 dicembre 1841;
Mecenatismo… 1974, pp. 40, 41;
Martinelli Braglia 1991a, p. 990;
Enciclopedia… 1998, p. 568;
Lasagni 1999, vol. IV, p. 91.Mostre
Colorno 1974.Patrizia Sivieri, in Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Il Settecento, Franco Maria Ricci, Milano, 2000.