Vetrina 37

I Longobardi

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1 – I Longobardi

5.

Questa tomba femminile, ritrovata fortuitamente il giorno 8 novembre del 1950 durante lavori nelle cantine di un palazzo in Borgo della Posta, era dotata di un ricchissimo corredo.
La fibula a disco rappresenta uno degli esemplari più belli di oreficeria longobarda del VII secolo d.C.: il disco d’oro è decorato da granati e pietre almandine, tagliati e incastrati in una gabbia dorata dai bordi irregolari e sottili a sufficienza da far brillare l’oro sullo sfondo; la decorazione è ripartita in tre corone circolari contraddistinte da motivi geometrici diversi; la seconda fascia ospita laminette auree decorate a bulino, mentre quella più esterna e quella centrale erano impreziosite da grandi gemme, già perdute al momento del rinvenimento. Del corredo facevano parte anche due anelli d’oro, un elemento di cintura dorato al mercurio, una collana composta da due bulle in lamina d’oro e da elementi in materiali vari (ametista, acqua marina, cristallo di rocca, pasta vitrea, osso e terracotta), cinque laminette auree decorate a sbalzo e un sottile filo d’oro (destinati ad ornare la veste), una croce in sottile lamina d’oro (probabilmente cucita sul velo della defunta) e un grande bacile in bronzo, di fattura copta. La ricchezza di questa sepoltura e la presenza del bacile, collegato a riti battesimali, fecero ipotizzare che la defunta potesse essere la figlia di Agilulfo, andata in sposa a Godescalco di Parma e morta di parto nel 604 d.C. Pur essendo soltanto una congettura suggestiva, il corredo, databile al primo quarto del VII secolo, è molto più ricco di quanto non fosse consueto in età longobarda e può essere attribuito sicuramente ad una donna di rango elevato.

6a.

Appartenevano probabilmente a diversi corredi maschili le armi provenienti da località ignote del parmense: si tratta di una spada corta a un taglio (scramasax), della prima metà del VII secolo, di una lancia da caccia del VII-VIII secolo e di una punta di freccia del VI-VII secolo. Le scanalature sulla lama della spada e sull’immanicatura a cannone della lancia servivano a favorire lo scorrimento del sangue.

6b.

Rinvenuti nel 1998 nell’area di una necropoli longobarda distrutta da attività di rimboschimento, i nove elementi appartengono a una cintura multipla per la sospensione della spada: si riconoscono una fibbia, tre puntali principali e due secondari, tre borchie in ferro con agemina in argento e granati, decorati da brevi tratti orizzontali. Si datano tra fine VII e inizi VIII secolo e appartenevano a uno o più individui di rango elevato.

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2 – I Longobardi

7a.

Nel suburbio della città antica (via Pellico), presso un rustico di età romana, sono state scoperte nel 1990 dieci tombe longobarde, che hanno restituito pettini in osso, una fibbia di cintura, un elemento circolare in corno di cervo, probabile decorazione di una veste, e una conchiglia forata del tipo da cui si ricavava la porpora. Tra i numerosi corredi longobardi rinvenuti in città, si distinguono per particolare ricchezza la coppia di fibule a staffa in argento dorato con decorazioni animalistiche, databili alla seconda metà del VI secolo, trovate in borgo Valorio, e la croce aurea del VII secolo da borgo Angelo Mazza, decorata da un motivo puntinato a treccia.

7b.

Da alcune tombe di via Marconi provengono il bracciale (armilla) a estremità ingrossate, in bronzo, ornamento rinvenuto di frequente nelle tombe femminili del VII secolo, placchette quadrangolari con borchie e passanti da cintura, un pugnale e dei pendenti conici in osso decorato; la crocetta aurea proviene invece da una delle quattro tombe scoperte in piazza Garibaldi (Isolato Mazzini) nel 1948 ed è databile tra fine VI e inizi VII secolo.
I tremissi in oro (frazioni di 1/3 del solido) sono imitazioni barbariche e longobarde di monete bizantine, emesse sotto gli imperatori Giustiniano I (527-565) e Maurizio Tiberio (582-602), trovate a Neviano degli Arduini, in Piazzale Cesare Battisti o rinvenute tra gli esemplari di provenienza sconosciuta appartenenti al medagliere del Museo.

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3 – I Longobardi

8.

Lo scavo eseguito sotto Palazzo Sanvitale, nell’area nord est della città romana, ha restituito una ventina di sepolture, con pochi elementi di corredo: tra di esse si distinguono la tomba di infante con pettine in osso (VI-VII secolo) e l’inumazione di un individuo adulto, accompagnata da perline in pasta vitrea, fibbia in ferro a staffa ovale e da ciò che resta di uno scramasax con fodero in cuoio, un pettine e quattro coltellini, saldati assieme dalla corrosione. L’oggetto in ferro conservatosi solo per metà è interpretabile come guarnizione della chiusura di una borsa o come amuleto a ruota, indossato dalle donne alla cintura tramite nastri.

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4 – I Longobardi

9.

In età longobarda il territorio di Collecchio (abitato a sud ovest di Parma) era attraversato dall’importante strada che collegava Pavia, capitale del Regno, ai ducati di Tuscia. La necropoli scoperta nella cava di argilla della Fornace Mutti, scavata interamente nel 1979, era costituita da una sessantina di tombe, per lo più a cassone composto da ciottoli e laterizi, con coperture in mattoni romani di riutilizzo disposti a doppio spiovente: le tombe erano state utilizzate per inumazioni plurime, per un totale di 154 individui. Il materiale di corredo è costituito da elementi dell’abbigliamento femminile (cinture, anelli, collanine in pasta vitrea, monetine forate, orecchini) e maschile (elementi di cinture in bronzo multiple, spesso decorati ad agemine d’argento), armi (anche miniaturistiche) e oggetti dalla valenza apotropaica (pettini e acciarini).
In alto, apparteneva a tre uomini il ricco corredo composto da almeno due cinture multiple con puntali a becco d’anatra, borchie a testa di cavallo, pettine, acciarini e fibbiette da calzature; in basso, nella sepoltura di due adolescenti, soltanto uno di loro possedeva una cintura in cuoio (di cui restano puntale, fibbia e tre perni) a cui erano sospesi uno scramasax e un pugnale (saldati assieme). Particolarmente numerosi sono i frammenti di ceramica presenti sia all’interno che all’esterno delle sepolture: un bicchiere in argilla depurata era collocato sul bacino di una donna adulta, sepolta assieme a un uomo e a un infante (cui appartenevano perline in pasta vitrea e una monetina forata).