Vetrina 36

L’arrivo di nuove genti

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L’arrivo di nuove genti

3a.

Non lontano dal Po, a Sissa Tracasali (PR), è stata scavata una necropoli con una sessantina di tombe, utilizzata tra il I e il VI secolo d.C. Fra queste, una trentina di sepolture erano in fossa semplice, in parte saccheggiate in antico o intaccate dai lavori agricoli, e presentavano pochi oggetti di corredo, quali fibule e armille in bronzo e piccoli coltelli in ferro, oltre a frammenti di pettine in osso, databili al VI secolo. Spicca in particolare la tomba 49, che conteneva due spille a forma di aquila e un coltellino in ferro. La tipologia dei materiali e delle sepolture sembra indicare l’origine gota di questi inumati.

3b.

Può attribuirsi ai Goti anche la necropoli individuata a Botteghino di Marano, a ovest della strada che conduceva a Lucca (attuale via Traversetolo), composta da una cinquantina di sepolture in tronco d’albero, fossa terragna e in laterizi di reimpiego dal vicino acquedotto romano. La tomba 1 era di un’infante di sesso femminile con orecchini in bronzo a pendente fisso e file di perline di vetro; nella tomba 39, assieme alla donna defunta, erano stati deposti due orecchini in bronzo a poliedro e un bracciale, presso l’avambraccio destro, anch’esso in bronzo, decorato da puntini sulle terminazioni appiattite; la tomba 26 apparteneva a una donna adulta che aveva come corredo due orecchini ad anello in bronzo, uno a poliedro, l’altro con perla conica in ambra, e una collana composta da perle di vari materiali (ambra, steatite, vetro); la tomba 47 conteneva due individui: il braccio destro dell’uomo si trovava sotto il costato della donna, che aveva come corredo un pettine in osso a doppia fila di denti. Infine la tomba 18 conteneva una chiave in ferro.

4.

La fibbia gota, databile alla prima metà del VI secolo, fu rinvenuta da Luigi Pigorini durante gli scavi della terramara di Parma, nei pressi della necropoli localizzata nella zona dell’anfiteatro romano: è in sepiolite (silicato idrato di magnesio), minerale noto anche come “schiuma di mare”, dal momento che nelle zone di provenienza, quali il mar Nero, se ne possono trovare piccoli pezzi galleggianti in acqua.