Vetrina 35

L’epoca Tardoantica

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1 – L’epoca Tardoantica

1.

Nel 1953 fu rinvenuto in uno scavo nello scantinato del collegio delle Orsoline, nel quadrante sud-ovest della città romana, un grande dolio contenente una cinquantina di oggetti in bronzo: era stato interrato al di sotto di un mosaico romano, probabilmente a seguito delle invasioni della fine del III secolo, con l’intento di tesaurizzare beni destinati alla rifusione.
Oltre a due stadere, vasi di varie forme e dimensioni, alcuni utilizzati come misure di capacità, manici, mestoli, rubinetti e una coppia di eroti alati, di produzione cisalpina, erano stati nascosti anche una statuetta di satiro che si copre gli occhi, di probabile manifattura alessandrina, una lucerna configurata a piede calzato di sandalo che schiaccia una farfalla, una lucerna a due becchi e un’ansa con volto di Sileno, prodotti da officine dell’Italia meridionale.
Le due stadere rinvenute in Borgo delle Orsoline hanno entrambe due portate, forme simili, ma dimensioni e portata massima diverse: la più grande pesava fino a 12 libbre su un lato e a 32 sull’altro, quella più piccola rispettivamente 6 e 21. Entrambe le stadere presentano un marchio in cartiglio rettangolare con lettere rilevate, che menziona ciascuna un personaggio diverso, probabilmente il fabbricante: Marcus Sextilius Mulsus la più piccola e Dionisius servo di Lucius Messius Pe[…] quella grande.

 

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2 – L’epoca Tardoantica

2.

Pochi sono i dati da scavi e i reperti sicuramente attribuibili all’età tardoantica.
Dallo scavo urbano di Palazzo Sanvitale provengono la brocca in ceramica verniciata e l’olla in ceramica grigia, databili tra IV e VI secolo d.C.: sono state trovate assieme ad alcune monete della fine del IV secolo, una delle quali emessa dall’imperatore Graziano (367-383). Nello stesso scavo sono stati trovati i resti di mura e di edifici tardoantichi.
Da una delle tombe tardoantiche scavate nel settore nord-occidentale del foro (piazza Garibaldi) proviene una lucerna italica, imitazione di prodotti africani di IV-VI sec. d.C., mentre sono rinvenimenti ottocenteschi (da Salsomaggiore e da Fontanellato) le due fibule a croce con terminazioni a cipolla, databili fra la metà del III sec. d.C. e gli inizi del V d.C., entrambe dorate e la prima con iscrizione sull’arco (IOVIORUM HERCULIORUM): questo tipo di fibula contraddistingueva già nella prima età imperiale l’abbigliamento dei soldati romani di stanza nelle regioni danubiane e, se d’oro, veniva indossata dall’imperatore in vesti militari. Provengono da scavi ottocenteschi del Palazzo del Tribunale, nel quadrante sud-occidentale della città romana, gli anelli d’oro da sepolture tardoimperiali.