Vetrina 33

I luoghi di culto

immagine per 1 - I luoghi di culto
1 – I luoghi di culto

1.

All’esterno della città romana, alla periferia nord-orientale della città, in viale Tanara, sono stati trovati in occasione di scavi recenti un pozzo circondato da un fossato e alcune fosse in cui erano stati raccolti doni votivi. Fra questi si distinguono statue in terracotta rappresentanti le devote, piccoli vasi per le offerte, lucerne e alcuni oggetti molto particolari. Si tratta di una brocca a vernice rossa che imita un prezioso vaso in metallo, dell’imboccatura in osso di uno strumento musicale a fiato, di modellini in ferro di strumenti da lavoro e di una palla in legno, tipica offerta di una fanciulla che raggiunge la pubertà; un piccolo contenitore a vernice nera è decorato a rilievo con un cinghiale e una cesta rituale (che rimanda a culti dionisiaci) da cui escono serpenti.
L’insieme di questi reperti indica la presenza di un santuario, dedicato a divinità femminili di origine italica, probabilmente Cerere e Proserpina: a giudicare dalla cronologia (III-II sec. a.C.), sarebbe stato fondato ancora prima della nascita ufficiale della colonia. All’interno del pozzo sono state trovate anche quattro monete in bronzo (assi), coniate tra 211 e 158 a.C.

 

 

immagine per 2 - I luoghi di culto
2 – I luoghi di culto

2.

La zona di piazza Garibaldi all’alba della colonizzazione era un’area a destinazione votiva. Lo scavo effettuato in questo punto della città ha portato in luce un’area sacra, attiva già prima della data ufficiale di fondazione della colonia. Sono state trovate, in contesti secondari, grandi quantità di ceramica a vernice nera, in parte importata dall’Etruria settentrionale, databili fin dal IV sec. a.C.: alcuni pezzi particolari, come la coppa emisferica, i piccoli contenitori cilindrici (pissidi), il recipiente con versatoio (askos), suggeriscono un uso più rituale che domestico. Tra fine III e inizi II sec. a.C. si datano i frammenti di sette coppe che recano impresso sul fondo un’iscrizione sinistrorsa a rilievo (L. AL oppure L. Aχ) abbreviazione del nome del proprietario etrusco dell’officina padana (o parmense) che le ha prodotte.
Alcuni frammenti, databili al II sec. a.C., appartenevano alla decorazione in terracotta di uno o più edifici sacri di tipo etrusco-italico: la cornice baccellata policroma (sima); l’antefissa raffigurante la dea degli animali (Potnia Theron), di cui resta solo la testa; la figura virile inginocchiata, di probabile importazione dall’Etruria settentrionale, e la figura femminile su roccia, di fattura locale.
Allo stesso periodo e contesto sacro appartengono le matrici con testa velata maschile e testa di satiro, così come riconducibili alla sfera cultuale sono i numerosi vasetti miniaturistici, da collegarsi all’offerta di generi alimentari, i balsamari e i contrappesi da telaio, legati al culto di Minerva e in particolare ai riti nuziali, cui sono riferibili anche i frammenti di piedistalli di incensieri e catini per abluzioni rituali.