Il deposito votivo di Piazza Ghiaia

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Il deposito votivo di Piazza Ghiaia

Lo scavo per un parcheggio interrato in Piazza Ghiaia, condotto in anni recenti in un’area corrispondente a un guado dell’antico alveo del torrente Parma, ha riportato in luce un deposito votivo utilizzato dalla fine del III secolo a.C. fino almeno al II secolo d.C.
Coloro che attraversavano il torrente dedicavano alla divinità fluviale monete e altri doni votivi in metallo, spesso frammentati intenzionalmente, a risarcimento per l’atto di empietà compiuto.
Le oltre tremila monete raccolte permettono di ricostruire un quadro degli estesi contatti commerciali intrattenuti da Parma sin dall’età repubblicana: sono stati ritrovati, infatti, esemplari greci (da Atene, Palermo, Paestum) e punici (da Cartagine), assi romani databili al III secolo a.C. e poi emissioni provenienti da tutto il Mediterraneo (dalla penisola iberica all’Asia Minore), con numerose attestazioni di zecche celtiche padane e transalpine.
Tra gli oggetti in metallo ritroviamo:
– immagini di divinità, come il busto di un dio fluviale e l’immagine miniaturistica di Giove, e figure umane, quali la figura femminile panneggiata in piombo, un bustino sempre in piombo, pendenti con testa di Sileno, una testina di Attis, una maschera comica;
– animali quali i delfini, collegati all’acqua, ma anche un pavone, un cane, un serpente e un cigno;
– conchiglie in piombo e astragali in bronzo, forse contrappesi da bilance;
– timoni e parti di navi in miniatura;
– strumenti vari, spesso frammentari, quali aghi, chiavi e serrature, ami, e parti di vasellame (piedi e manici);
– oggetti d’ornamento personale: anelli e orecchini, amuleti dalla forma fallica, bracciali, fibule e fibbie;
– placchette in piombo con iscrizioni di natura commerciale, vere e proprie etichette di prodotti tessili.