La necropoli di Parma, via Traversetolo/1
Questa necropoli, individuata nel 1999 e scavata a più riprese fino al 2009, conta ormai centinaia di sepolture: date le sue dimensioni, doveva appartenere alla città romana di Parma, da cui distava circa 3 km. Sono state rinvenute per lo più incinerazioni, sia dirette che indirette, deposte in nuda terra, ma non mancano anche inumazioni con fossa rivestita da tegole. La presenza delle tombe era contrassegnata da segnacoli funerari costituiti da anfore infisse verticalmente nel terreno, private della parte superiore e talvolta di quella inferiore, utilizzate anche per versarvi bevande, profumi e cibo destinati al defunto.

1.
Il corredo di questa tomba a incinerazione, databile al I secolo d.C., si distingue per la grande quantità di vasi in ceramica deposti con il defunto. Sono stati trovati, infatti, ollette e bicchieri a pareti sottili, piatti e scodelle in ceramica verniciata di rosso (terra sigillata), che recano traccia di bruciature perché forse collocati sulla pira funebre. Oltre a questi recipienti da banchetto, sono stati deposti anche tre incensieri, vasi decorati da incisioni e tacche sull’alto piede a calice e da ondulazioni sul labbro, che venivano utilizzati come bruciatori per essenze in contesti funerari e cultuali.

2.
Questa sepoltura, databile alla fine del I secolo d.C., conteneva un corredo ricco e vario: oltre ad almeno due coppe e un bicchiere in ceramica a pareti sottili, vi erano deposte almeno quattro lucerne, di cui due a canale aperto e due con becco a volute: sul disco di una di queste è raffigurato un gladiatore. Vi erano poi alcuni balsamari e una piccola bottiglia in vetro con ansa a nastro. Una moneta, coniata dall’imperatore Tiberio in onore del padre Augusto divinizzato, costituiva il pagamento per il passaggio dell’anima nell’aldilà. L’elemento più insolito è la grande conchiglia della famiglia delle cipree: era simbolo di fertilità poiché associata ad Afrodite, tanto che il suo nome deriva dal luogo di nascita della dea (Cipro), ma veniva anche utilizzata fin da epoche remote come amuleto contro l’oculus malignus (malocchio), dato che l’apertura alla base la fa assomigliare ad un occhio socchiuso circondato da ciglia.

3.
In questa tomba i resti cremati del defunto erano riposti all’interno della grande olla in ceramica da cucina. Il corredo era composto da recipienti destinati alle libagioni: un bicchiere e una coppa con due manici, decorata da bugnette a rilievo, realizzati in ceramica a pareti sottili grigie, e un raffinato bicchiere in vetro, produzioni di officine nord-italiche del I e II secolo d.C.