Vetrina 26

La necropoli fuori Porta San Barnaba/2

immagine per 1 - La necropoli fuori Porta San Barnaba/2
1 – La necropoli fuori Porta San Barnaba/2

1.

Le coppe e i bicchieri a pareti sottili, destinate alle libagioni sulle tavole dei vivi e durante i banchetti funebri, presentano uno spessore delle pareti minore o uguale a tre millimetri e vengono prodotte dal II secolo a.C. al III secolo d.C. in molte officine in Italia e nelle Province. La coppa con pareti diritte o leggermente rientranti rappresenta la forma tipica della produzione padana, è spesso decorata da piccole incisioni regolari o da elementi applicati in rilievo, ed è databile dall’età augustea ai primi decenni del II secolo.

immagine per 2 - La necropoli fuori Porta San Barnaba/2
2 – La necropoli fuori Porta San Barnaba/2

2.

Nelle tombe romane erano collocati recipienti da dispensa e da cucina, prodotti ceramici più economici rispetto ad altre classi di materiali. Le olle più grandi potevano contenere i resti cremati del defunto, mentre brocche, boccali e tegami richiamavano il rituale del banchetto funebre. La casseruola a fondo concavo, accostabile a produzioni di origine africana, è databile tra II e V secolo d.C. e potrebbe testimoniare un utilizzo della necropoli anche oltre il III secolo d.C.

immagine per 3 - La necropoli fuori Porta San Barnaba/2
3 – La necropoli fuori Porta San Barnaba/2

3.

Ornamenti, monete e oggetti personali di uso quotidiano, come dadi, pedine e spilloni in osso, completavano il corredo del defunto. Tra le monete, i cosiddetti “oboli di Caronte” destinati al traghettatore delle anime nell’aldilà, è ancora leggibile un esemplare di Antonino Pio (138-161 d.C.). All’epoca tardo-imperiale o a periodi ancora più recenti dovrebbero riferirsi la fibula a croce con terminazioni a cipolla, utilizzata in ambito militare fra III e V secolo d.C., e il bracciale in bronzo a capi ingrossati e decorati da puntinature, con ganci per la chiusura alle estremità.

immagine per 4 - La necropoli fuori Porta San Barnaba/2
4 – La necropoli fuori Porta San Barnaba/2

4.

I preziosi unguenti profumati, utilizzati nella preparazione del corpo del defunto, erano riposti nelle tombe entro balsamari in vetro e terracotta (databili tra I e II secolo d.C.). Assai meno pregiato l’olio di ultima spremitura utilizzato nelle lucerne: la collocazione nei corredi funebri di questa tipologia di oggetti, poveri e realizzati in maniera seriale, aveva però un profondo valore simbolico, conservatosi fino ai giorni nostri. Le lucerne a canale si datano fra la metà del I e il III secolo d.C.: sul fondo compare spesso la firma delle grandi officine che le producevano, localizzate in nord Italia.

immagine per 5 - La necropoli fuori Porta San Barnaba/2
5 – La necropoli fuori Porta San Barnaba/2

5.

Lo scavo ottocentesco ha restituito esemplari di ceramiche a vernice nera, databili al II/I secolo a.C. e alcuni frammenti di piatti e coppe a vernice rossa, le cosiddette “terre sigillate”, di prima età imperiale (I-II secolo d.C.). Queste classi di materiali rappresentano i due principali servizi da banchetto dei Romani, che ne importano le tecnologie dall’oriente mediterraneo. In nord Italia vengono immediatamente impiantate, al seguito dei primi coloni, officine sia di vernici nere (dal III secolo a.C. fino alla metà del I d.C.), sia di terre sigillate (dalla metà del I sec. a.C. a tutto il II secolo d.C.). Il nome di queste ultime deriva dalle piccole immagini (sigilla in latino) raffigurate su alcuni esemplari, noti e studiati sin dal Cinquecento anche per la presenza di bolli che riportano incisi i nomi dei produttori.